Re di Picche! Non potevi aspettare ancora un po'?

No!
Re di Picche! Non potevi aspettare ancora un po'?
No!
Stende. Stende da matti!. Camicie, magliette, pantaloni. Ha sempre qualcosa di steso. Dalla finestra della cucina, nella mia nuova casa, lo vedo. E, sì lo ammetto, mi inquieta!. Come! Un uomo fa il bucato più di me?. Bello, biondo, anche simpatico: mi saluta, sorridendo, una mattina, mentre io sbatto il tappeto e lui... già ... non c'è neanche da dirlo stende!!! Anch'io ieri ho steso che ti credi!. Penso antipatica! E mi viene in mente la prima sera, nella mia casa. La sua finestra è illuminata, le tende non sono tirate e mi accorgo di lui, che stira, in mezzo a cumuli di panni. Però! Penso. ” Indipendente!” dico, con sguardo stupito alla Claudio Bisio, alla mia gatta che, sulla spalliera del divano, lo osserva anche lei. Eh eh eh, però in questi ultimi giorni ho capito l'inganno! Venerdì scorso ha steso, ma i panni sono rimasti sulla corda fino a mercoledì! Fra pioggia, vento, nessuno li ha soccorsi, sono rimasti soli e flagellati dalle intemperie per ben cinque giorni! Si sono attorcigliati, ribagnati, hanno chiesto aiuto invano. Le camicie tendevano le loro molli braccia, alla ricerca di altrettante braccia domestiche, serie, che le riportassero in casa sane e salve. I pantaloni tentavano di fuggire, mandando le gambe all'aria, con aria disperata. Tutto inutile! Solo giovedì mattina si è affacciato con aria desolata e ha ritirato i suoi panni allo stremo! Davanti alla sua finestra, tronfia, ormai vincitrice,sorridevo all'immagine del casalingo perfetto, ormai svanita! Foto gentilemente concessa da Yakke: http://fotodiario.wordpress.com/ Il cinturino deve essere chiuso al terzo buco, così! E mi raccomando nessuno scivolone stasera! O rivedrete quel bell'uomo baffuto e cattivo con il martello! Destra: Però non è giusto! Siamo sempre noi di turno! Fra l'altro saremmo da sera! Non puoi trovarci delle sostitute? Domestiche per le lezioni? Sinistra: Tutte le hanno! Solo noi facciamo tutto il lavoro che c'è da fare. E poi con certi pavimenti! Ci vogliono! Destra: Odio i pavimenti con le piastrelle, vibro tutta! Smilla: Oh dico! Cos'è la rivoluzione? Decido io! Voi state buone e zitte! E mi sostenete, non andate fuori tempo e fate tutto ciò che vi dico sempre!... Lui: Smilla che succede? Qualche problema? Smilla: No, niente...parlavo con le scarp... Cioè ... cantavo! Le sue dita sui tasti si fermarono. Rimasero immobili nella musica scalpitante. Gli altri strumenti erano scomparsi così come il fumo del locale, i suoi rumori, le voci. Avvertiva solo il profumo di lei che era entrato d'un tratto e si era avvicinato dolce, conosciuto, suadente, caro e pure crudele. Lei era lì, non poteva vederla, certo, ma, lei era entrata, lui ormai lo sapeva. I suoi occhi erano specchi scuri nei quali chi lo avvicinava poteva guardarsi dentro e scoprire aspetti imprevisti, mai scoperti, ma con i quali non poteva vedere Le sue dita ricercarono la musica, la riafferrarono con impazienza ed un dolore soffocato, un desiderio inespresso e ostinato si levò nell'aria insieme al suono dei tasti del pianoforte. Dopo il primo momento, incerti, gli altri strumenti lo seguirono, titubanti poi sempre più attenti . Come per opera di un'onda la sala si spense: nei suoi rumori attutiti come morti, nelle parole bloccate al loro nascere. La musica galleggiando, nel grigiore del fumo della sala, splendette come in un quadro. E fu in quell'istante che lei rise. Nel silenzio e nella musica. Sola. Ecco era questo che lui desiderava! Quella risata chiara, verde. Poi ricordò: anche liquida, dal sapore di ferro. Sì era questo che lui desiderava!...
Si guardò intorno sperduta. Il pane... che aveva poco fa...dov'era? Gli era caduto camminando? Tornò sui suoi passi ...sì gli era sicuramente caduto Ma chissà dove! e si sentiva agitata... Ma le altre? Non vedeva più neanche loro! Camminò ancora un po' avanti ma si fermò quasi subito come sospesa ... Guardò le pietre davanti a sè, le colline bruciate dal sole. Stava per imbrunire. Poi senza riflettere fece qualche passo e voltò a sinistra ma ci ripensò quasi subito e voltò a destra. Diede ancora uno sguardo. Esplorò ancora intorno a sè per essere sicura che non ci fosse il suo pane. Cominciava a sentire un po' d'angoscia... come avrebbe trovato la strada del ritorno ... da sola? Un vago presentimento le diceva che il formicaio doveva essere lontano. ed io accanto a lui guardai ampi e grandi ghiacci intorno e cielo all'infinito a specchio dell'ombra che pare enorme e bianca
La mia solitudine era grande e grande era l'orso lì accanto Tu eri dapertutto nell'anima
ovunque era il candore nell'orso, nel ghiaccio nel cielo Aprile 1726 Lipsia. Il signor Johann Sebastian ripose la piuma nel calamaio posto alla sua destra sullo scrittoio, scostò la sedia dove era seduto e riprese con una mano gli occhiali stropicciandosi con l'altra gli occhi. Quindi li rimise sul naso. Guardò oltre la spalla dove solitamente su una testa di legno era posata la parrucca che la moglie ogni giorno pettinava personalmente. - Farò tardi al Caffè Zimmermann, pensò. Guardò ancora gli spartiti dalla scrittura lieve, sottile ed ordinata. E' quasi finito il secondo movimento , constatò fra sè. Poi ad alta voce - Magdalena - chiamò - dove è finita la parrucca? Sono quasi le sei! Sentì la moglie muoversi nel vestibolo e raggiungerlo sollecita. -Non riesco a capire l'ho posta quì - indicando la testa di legno - come ogni mattina! Il signor Johann guardò la pendola. - Devo uscire - disse - il concerto deve iniziare alle sei! Chiedi a Leontine è una domestica talmente sbadata! - Indossò la redingote color panna, raccolse gli spartiti sparsi sullo scrittoio, li mise in una cartella di pelle ed uscì. Al ritorno trovò la moglie alle prese con il figlio Carl Philipp -Dove li hai presi questi denari!? - lo sgridava - Dovè la parrucca di vostro padre?! - No vi giuro madre, non sono stato io, non so nulla!- cercava di difendersi Carl. Quando si accorsero di lui madre e figlio tacquero. Il signor J. guardò la moglie le fece un cenno di seguirlo e la moglie lo precedette nello studio. - Johann non so che pensare! Leontine mi ha rivelato che Carl avrebbe venduto la vostra parrucca a un servo di un musicista italiano, quì in visita a Lipsia, spacciandola per una parrucca magica! Il genio della creazione musicale solo a chi la indossa! - Il signor J guardò di lato oltre la spalla in direzione della testa di legno e senza farsene accorgere dalla moglie sorrise ridendo fra sè e tacendo qualche minuto. -Non gli abbiamo insegnato a imbrogliare. Si dovrà punirlo! Pensaci tu Anna Magdalena.- E le si avvicinò dandole un bacio in fronte. Per molti anni della parrucca non si ebbe più notizia! Non si sa se qualcuno l'abbia indossata. Ma ecco che nel febbraio 1756 a Salisburgo in una certa cucina qualcosa accadde. Leontine cercava di ravvivare il fuoco sulla stufa, il vento dentro la cappa ora lo teneva a freno ora lo alzava. La pentola ribolliva pericolosamente ma Leontine aveva fretta, il bambino aveva bisogno di mangiare. La madre da lì a poco l'avrebbe chiamata. Una bambina di circa cinque anni saltava allegra fra lei, la culla e la stufa facendole ancora più confusione Si sedette e si apprestò ad allattare il bambino. La sorellina guardò la pentola curiosa e aprì il coperchio. - Nannerl stai attenta! - la redarguì Leontine. La bimba spaventata fece un gesto brusco e la pentola della zuppa rovinò sulla culla appena rassettata! - Nannerl che fai? Che disastro! Chi la sente ora tua madre! - Il fratellino che aveva in grembo si mise a piangere rabbrividendo di freddo. Si guardò intorno, dove poteva trovare un giaciglio improvvisato per lui? Le cadde lo sguardo sul pacco che le aveva dato il signor Leopold. -Prendete questa parrucca, fatene quel che volete, - le aveva detto - è la originale dote del nuovo servo italiano che abbiamo assunto oggi - Leontine scartò l'involucro di panno damascato che ricopriva la parrucca misteriosa. La soppesò guardandola, era di media grandezza, di boccoli bianchi, senza tarme o indesiderati ospiti, anzi sembrava pulita e soffice. L'interno era ovale e la misura era giusto quella del bambino, sicuramente se non proprio comodo sarebbe stato al caldo il piccolo Wolfgang Amadeus! Mise un piccolo lenzuolo di stoffa nell'interno della parrucca e vi pose il bimbo. Nannerl lo guardò e si divertì a cantargli: Gennaio mette ai monti la parrucca febbraio grandi e piccoli imbacucca! la lallla la lalla la... In quel mentre il piccolo Wolfgang alzò un dito e muovendolo in quà e in là seguì la sorellina che cantava. Si aprì la porta e i genitori dei due fratellini entrarono nella cucina - Leontine che succede? chiese la madre - Abbiamo sentito un tonfo, qualcosa di pesante che cadeva! Si accorsero del bimbo nella parrucca, stupiti videro il bambino che pareva dirigere una orchestra immaginaria. Nel suo giaciglio i suoi occhi sembravano essersi illuminati di una nuova luce!

Smilla: Ora state un attimo ferme, che vi infilo.
quella crosta, dalle innumerevoli consistenze, che circonda cose e persone.
L'orso nel suo candore si stese