
Accoccolata sul cuscino lo guarda mentre disegna. Le gambe piegate, la testa leggermente inclinata da una parte. Le piace guardarlo disegnare, vedere comparire sulla sua fronte quella ruga fra le sopracciglia e quell'aria assorta e dimentica di tutto. Solo in questi momenti le sembra che lui le sia vicino totalmente senza ostacoli, ombre, fraintendimenti. Come dentro una sfera di vetro sono insieme, inattaccabili e per un tempo che pare dilatarsi. Solo in questi momenti l'occhio sinistro si perde, da solo, come ipnotizzato, seguendo un disegno nella sua mente invisibile, nascosto.
Strabismo di venere, le hanno detto.
Non vorrà venire alla cena. Riflette fra sè. Ritornando al filo dei suoi pensieri. E' sempre così ostile verso questo genere di cose.
Lui guarda il suo disegno. Quando è così assorta, non riesce a smettere di disegnarla, emergono in lei espressioni così lievi e pensose che non compaiono quasi mai sul suo viso. Rimane così immmobile che è facilissimo riprenderle. Quell'occhio così perduto in una traiettoria immaginaria lo avvisa che può avvicinarsi, senza difendersi dalla sua energia ostinata, senza possibilità di replica. Come se quell'occhio fosse una porta , un messaggio attraverso il quale lui può concentrarsi ed entrare in lei, nella sua intima essenza, bloccarla, trarla vicino a sè e depositarla nei suoi disegni. Ma lui lo sa, ha poco tempo. Prima o poi si ridesterà dal suo torpore, la sua irrequietezza nervosa e agile ritornerà prepotentemente.
Alla cena però no! Non sarebbe andato, questa volta le avrebbe detto di no!
Quando entrano nel ristorante lei sorride, lo sguardo dritto, inclinando un poco la testa, mentre insieme, si siedono al tavolo con gli altri.
Seduto, mentre la guarda parlare, pensa: deve fissare sulla carta anche quello sguardo dritto. Trovare, comprendere anche quell'altra, più nera e lontana. Non lasciarla sola in un angolo buio ma illuminarla sulla tela per renderla forse più mansueta.
Lei si volta, sorride e si accorge della sua aria concentrata. Stanotte, pensa improvvisamente, starò tutta la notte in piedi, per lui, senza dormire.
Lascerò che riprenda quell'altra, quella che, per non rabbrividire nel buio, ha bisogno della luce eccessiva dei ristoranti e dei sorrisi dei commensali. Sì stanotte rimarrò in piedi tutta la notte. E lui capirà.
I Disegni sono di Shahab Shakib Passand. Il racconto è una mia deliberata fantasia. Nessun riferimento a persone reali.
I disegni di Shakib mi sono apparsi così belli e mi hanno così sorpreso che non ho potuto fare a meno di dare sfogo alla mia grafomania. Me ne scuso con lui e lo ringrazio per aver lasciato disponibili le sue opere nel suo interessante blog Stelle Cadenti:



















Due piani sotto di me abita un uomo nero, anzi due. 
