venerdì, 23 febbraio 2007

Il caro Albatros900 mi ha dato un'idea.

Per finire. Per salutare.

Sarà che mi dirai vai avanti

e poi

mi nasconderai la fine del sentiero

Però

...ti leggo nel pensiero.

Sarà come Sarà

se Sarà vero

Sarà come Sarà

Poco prima dell'alba

quando il buio è più nero

Però

...ti leggo nel pensiero.

postato da: Smillapiffi alle ore 15:54 | Permalink | commenti (24)
categoria:perdersi
venerdì, 16 febbraio 2007

Caro fratello orso,

Ieri, parlando con loro, ti ho tradito. Per difendermi. Nel modo che sai tu, come non ho fatto mai. Oggi una parte del mio corpo si è staccata a fatica, con dolore e si è sbriciolata di fronte a me. Ma sono rimasta in piedi sul solo piede destro. Sul due. Non ho perso l'equilibrio. Ormai, anche senza di te, sono forte e mi guardo intorno, su un piede solo, senza cadere.

Ma tu fratellino, quante volte, senza neanche accorgertene, mi hai tradito, con la tua ambiguità tagliente e la tua dura e fredda incertezza. Quante volte mi hai lasciata posata su un tavolino, senza parole. 

Senza neanche accorgertene, come non ti sei accorto del mio tradimento.

Ma hai solo detto loro " Sì. Vado via"

Ora riposi fra le sue unghie e nulla vedi ormai.

Il tuo sorriso sul mio petto non nasce più e io quì, come la solita sciocca,  piango, forse insieme a loro, anche se in diverse stanze, perchè tutti e tre ne siamo certi. Lo hai detto tu stesso. Non sei più quì.

Immagine: Solitudine di Lorenzo Mattotti

postato da: Smillapiffi alle ore 17:27 | Permalink | commenti (35)
categoria:tango, perdersi
martedì, 13 febbraio 2007

II LA BELLA DI PAGLIA

La colonna sonora  quì

Dopo un quartiere di case abbarbicate l'una all'altra percorremmo una zona periferica dove si ergevano capannoni e fabbriche abbandonate su campi grigi e brulli battuti da un vento lieve. Una curva ci fece svoltare a sinistra e ci trovammo di fronte ad un terreno arato al cui limitare sorgeva una fabbrica nera dall'aria muta e fuligginosa, affiancammo quindi un grande campo coltivato a bietole e cavoli; in mezzo si scorgeva una figura immobile, aveva due trecce  di paglia fermate da due fiocchi dal colore rosso acceso e il vestito del medesimo colore. Nel paesaggio la figura spiccava come una rosa nella stoppa.

spaventapasseriL'uomo verde fermò bruscamente l'auto e la guardò perplesso.Scese e  la raggiunse rapidamente con così pochi passi che io stentai a crederlo.

 Che bella sei!

La sua bocca era un papavero.

Tutta di paglia e fiori di campo!.

E il naso una spiga di grano.

Ma sei prigioniera come lo ero io, tu, legata a questo legno!

Non puoi rimanere quì, non posso permetterlo, non sembri fatta per questa desolazione. Vieni via con me, scendi da questo legno,  ti porterò su quella macchina rossa là, vedi? Troverò per te un campo di rose rosse, in una valle dove  la terra e il sole faranno a gara per risaltare i tuoi colori,. O no, che dico, arriveremo al mare. Prenderemo una barca e navigheremo fino a scoprire una qualche terra mai scoperta ma fatta apposta per noi!

Come sei luminoso uomo verde! Sembri sincero e le tue belle parole mi colpiscono e accarezzano come il vento in primavera. Ma non posso scappare con te. Rispose la figura.

Vedi quelle ombre nere sul tetto della fabbrica ? Sono corvi assassini, hanno grandi ali nere e becchi taglienti come lame. Senza di me le mie bietole e i miei cavoli sarebbero presto attaccati e per loro sarebbe la fine. La notte li sento dormire tranquilli sotto le stelle e il giorno distendono le loro foglie senza paura. Perchè io veglio su di loro! Credi che riuscirei a dormire una sola notte se me ne andassi? Rimani tu con me, te ne prego.

Come potrei legarmi ad un campo di cavoli e a dei corvi neri assassini! Di rimando gli disse l'uomo verde Devo continuare il mio viaggio non posso fermarmi. Devo assolutamente riprendere il mio cammino

II brano quì

Prima però fammi questo piacere se puoi. Gli chiese lei allora

Vicino alla fabbrica nera che vedi laggiù crescono alcuni bei papaveri. Portamene qualcuno. Te ne sarò grata.

L'uomo verde con il suo camminare a passi incredibilmente veloci raggiunse la fabbrica in un lampo, raccolse qualche papavero ai piedi della fabbrica. Poi come colpito da un imprecisato presentimento si fermò d'un tratto e voltandosi a guardare la grande entrata dell'edificio si accorse che la porta era aperta e dall'interno si intravedeva un nero opaco e misterioso emanante una sensazione di vuoto e desolazione. L'uomo verde credette improvvisamente di scorgere una bocca minacciosa senza fondo. Lo chiamava sorridendo con un ghigno oscuro. No non tornerò più in una scatola buia. Macchina nera diabolica! Non voglio certo trovarmi di nuovo tra le tue grinfie! Un pianto sommesso si levò e fu certo che la voce che giungeva da qualche punto imprecisato della fabbrica  era  stranamente e incredibilmente familiare così rabbrividendo cercò di  tornare in gran fretta dalla bella di paglia mentre il gracchiare dei corvi alzatosi in volo lo seguiva lasciando ombre fluttuanti e plumbee sui campi brulli.

Addio! Le disse Buona fortuna. 

Aspetta gentile uomo verde, prima di lasciarmi prendi questi petali di papavero. A tempo debito ti ricorderanno qualcosa di importante!

Così sentii che gli rispose la bella di paglia salutandolo. Continua.

CORVI SU UN CAMPO DI GRANO

                                                           

I brano Sguardi, II Venezia dall'album Mediterraneo e Altri Orienti di FacrikaGiovanni Lo Cascio, Elvira Impagnatiello. Per conoscerli e ascoltare altri brani andate a curiosare nel loro sito Musicherai 

postato da: Smillapiffi alle ore 10:34 | Permalink | commenti (20)
categoria:uomo verde
mercoledì, 07 febbraio 2007

Barcelona Spain

 I La FUGA 

Uomo rosso mi hai scocciato! L'Uomo verde aprì con rabbia la sua finestrella nera.

Me ne vado! Se riesco a scendere da quì tanti saluti a tutti! Mentre ancora imprecava si calò giù, lungo la gamba del semaforo. E voi, macchine sceme, andate pure all'inferno. Che mi importa se andate o vi fermate. Pedoni,  arrangiatevi!

Proprio in quel momento davanti ai miei occhi l'uomo verde, quello per i pedoni per intenderci, quello con le gambe in apparente movimento, stava fuggendo E lo vidi così sbraitare e scendere dalla sua postazione. Mi si parò davanti tutto verde e luminoso. Dietro di lui la sua camera nera del semaforo ormai vuota, rimaneva il solo uomo dello stop nel suo rossore, che imperturbabile, ritto e immobile sembrava far finta di niente. Mi domandai in seguito più volte perchè quell'impulso irragionevole mi spinse a seguirlo.

Lo sentii esclamare Ecco sono in strada! Era in effetti sul marciapiede.

Il fluire ininterrotto e indifferente della folla, in pochi minuti, lo circondò e mi sembrò  confuso, interdetto. Ma fu solo un attimo perchè subito si incamminò in gran fretta.

Aaaah! ora sì che sono nel mio. Sono nato per questo no? Camminare!

Solcò quel fiume di gente senza fermarsi, con forza, come se volesse raggiungere una meta precisa, ma in realtà cambiando continuamente direzione, sull'onda di un pensiero, per l'improvviso apparire di un portone aperto da cui si scorgeva un fiorito cortile, per l'incontro con un passante frettoloso che con il suo andare lo trascinava con sè, per la vista di un cane che faceva pipì. L'unica volontà irresistibile per lui in quel momento pareva fosse mettere un piede davanti all'altro, finalmente all'aria aperta, liberamente!

Un uomo lo scontrò violentemente e lo costrinse a fermarsi

Ehi stia attento! Pedone infernale!

E nel voltarsi per guardare il maldestro passante, vide, accanto al marciapiede,  posteggiata proprio davanti a lui, aperta, incustodita una macchina decapottabile. Le chiavi sul cruscotto ancora dondolavano liete ed invitanti. Era rossa fiammante.

Il pedone doc su una macchina? Un pedone con le ruote? E sia!

autoeuomoverdeSaltò sull'auto con un balzo e accese il motore. Feci appena in tempo a salire sul sedile posteriore che partì sgommando lasciandosi dietro una nuvola di fumo. Evitò per un pelo due passanti, tagliò la strada a due autocarri e si fece strombazzare da un autobus che svoltava nella nostra direzione. Ma dopo aver percorcorso alcuni kilometri  capimmo che qualcosa nella città era successo. L'uomo rosso dello stop, ormai solo, aveva bloccato completamente le persone ai marciapiedi che esasperati aspettavano da ore davanti alle strisce pedonali. Le macchine, rese arroganti dall'assenza di pedoni sfrecciavano allegre guardandoli con sfida, accelleravano spaventosamente e anche fra loro non si davano nessuna precedenza, non si fermavano mai agli stop, facevano un fracasso e un pandemonio inverosimile. Il clacson era ormai la colonna sonora di tutte le strade della città. C'era un ingorgo tale che era impossibile procedere speditamente. L'uomo verde capì all'istante che era molto meglio per lui sloggiare al più presto e imboccò alcune viuzze secondarie che si diramavano verso la periferia. Continua

Brano: In viaggio, dall'album Mediterraneo e Altri Orienti di FacrikaGiovanni Lo Cascio, Elvira Impagnatiello. Per conoscerli e ascoltare altri brani andate a curiosare nel loro sito Musicherai 

La foto del semaforo è di Stan 

  
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categoria:uomo verde
lunedì, 05 febbraio 2007

 Tempo rubato di Franco Fabbri

Il mio uomo verde è lì, da giorni, che aspetta che io termini il suo viaggio. Sta seduto annoiato e sfiduciato nel mio quaderno. Ogni tanto bussa sulla copertina e mi chiede che ora è.

uomo verdeMa non riesco a tirare le fila di tutte le incombenze di questi giorni.

Ufficio.

Pirro il papirro ha bisogno di un vaso con la terra. Non può rimanere ancora molto con i piedi nell'acqua, dico io.

Scatolette per gatti.

Ocho cortado, giro e sacada. Lezioni di tango. Puoi fare una lezione il venerdì?

Il giardino di Pop, pulire, lavare.

La mia casa ha bisogno di un tavolo nuovo, la mia camera di un armadio vero.

In giro con Pop per negozi e mobilieri:

Smilla:Lo vorrei come quello, di vetro rettangolare...o quadrato  sì...ma forse anche tondo  ma di legno ...ah anche quello  abbassabile mi piace e ...quello lì  rosso impiallacciato? ehm..

Grrrrrrrrrrrr! (Pop sei forse spazientito?)

Poi Nizza splendida e celeste.

E stasera DEVO STIRARE! la notte le mie lenzuola frignano nella cesta ormai in maniera insopportabile e le camicie stanno progettando la fuga.

Ecco quì,  Marco Lodola dillo che hai pensato anche a me!

Potrei sentirmi mai così bella?

Estasi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di Marco Lodola, Estasi

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categoria:uomo verde
Carlos Costantini

Javier Rodriguez y Geraldine Rojas