Quando in alcuni momenti mi sento e mi viene sbattuto in faccia il ruolo del personaggio scomodo, come in questi giorni, mi accorgo che ci sono molte strade per giungere a questa sensazione.
Mia nonna, tosco emiliana, amava moltissimo la musica ma non studiò mai il pianoforte come desiderava perchè sua mamma, la mia bisnonna, non aveva abbastanza soldi per comprarglielo. Così da ragazza studiò canto e diventò una cantante di operetta (d'opera non potè a causa della cassa toracica troppo esile). Ma non per sempre perchè quando sposò mio nonno tutto finì. Un ruolo scomodo, la cantante d'operetta, non adatto ad una moglie.

Per questo amore per la musica mi portò all'opera da bambina quando divenni abbastanza grande. Giorni fa, l'ho ancora ringraziata in silenzio, vedendo il film: Le ali della libertà. Nel '44 Tim Robbins, pur essendo innocente, è in carcere con un ergastolo, a un certo punto ottiene in regalo dal governo (!) un disco in vinile delle Nozze di Figaro di W. A. Mozart e riesce a farlo ascoltare, grazie a un altoparlante e nonostante le guardie, a tutto il carcere. Poi all'amico Morgan Freeman spiega: la bellezza di quest'opera nessuno può portarmela via, come la sensazione di libertà che provo ascoltandola. Sarò sempre un uomo libero finchè potrò udirla anche solo dentro di me.
Ricordai così come mia nonna mi fece conoscere Carmen e la sua habanera. Il suo messaggio di libertà e di desiderio di preservarla tramandato attraverso la musica.
Scoprendola, da bambina pensai, che Carmen, una donna con così tanto temperamento, poteva andare ovunque e fare qualsiasi cosa! Perchè era libera.
Non credo che sia stato un caso che il giorno che ascoltai il mio primo tango sentii un brivido e mi dissi: sono a casa?. L'habanera, come scoprii in seguito, è una delle radici musicali e culturali del tango.
E Carmen è proprio il personaggio scomodo tipico. Un personaggio scomodo che compare nel momento sbagliato!
E più per il desiderio di vita che d'altro, incarna per me un desiderio di scapestrata ma innocente trasgressione .
Perchè ci deve essere sempre qualcuno che si spaventa e che pensa che tutto questo e altro che mi riguarda possa essere pericoloso e non un gioco come in realtà è?
Una libertà femminile che trova la sua strada per vie traverse pagando lo scotto di essere equivocata o additata. Un bisogno di muoversi al suono della musica dove il tango è divenuto il luogo, la casa dove accade questo, un desiderio di musica e travestimento, di rappresentazione, di un gioco ma senza doppiofondo. Certo sono possibili imprevisti. Ma non è certo colpa mia! Tu caro uomo e tu cara donna non fatemene un problema
perchè se mai il problema è vostro!
“L’amore è un uccello ribelle / che non si lascia addomesticare, / ed è inutile chiamarlo, /se gli va di ricusare! / Non serve nulla, né minacce, né preghiere, / l’uno parla, l’altro tace;/ ed è l’altro che io preferisco,/ non ha detto nulla, però mi piace./ L’amore…l’amore…/ L’amore è figlio di zingari, / non ha mai conosciuto leggi; / se tu non m’ami, io ti amo,/ se io ti amo, sta’ attento! / L’uccello che tu credevi di aver catturato/ con un battito d’ali ha preso il volo;/ l’amore è lontano, tu puoi attenderlo,/ se non l’aspetti più, eccolo arrivare./ Intorno a te, rapido, rapido, / viene, se ne va, ritorna, / tu credi d’afferrarlo, egli ti sfugge,/ tu credi di evitarlo, egli ti afferra! / L’amore…l’amore…/ L’amore è figlio di zingari…”.
Carmen Habanera di Georges Bizet soprano Julia Migenes










La guida dell'Uomo verde si era spogliata dell'energia scattante e impaziente di poco prima ed era divenuta regolare ed assorta. Come spento pareva perso in un pensiero pesante.
Dopo una duna più alta ci avvolse un profumo inconfondibile: all'orizzonte, grattando la lunga spiaggia , una grande mano azzurra ci salutava placida e spumosa.
Il mare! esclamò l'uomo verde ma lo sguardo sorpreso subito si trasformò in una espressione dubbiosa: Come diavolo posso proseguire ora con tutta quest'acqua!!!? Con la consueta velocità, in pochi minuti, fermò l'auto, scese e raggiunse la battigia. Il mare gli bagnò i piedi, scherzando sussurrando fra i ciotoli. Si voltò una volta, rapido, verso l'auto forse si sentiva nuovamente osservato, mi nascosi. Per la rapidità del tuffo lo vidi quindi a stento mentre si gettava in mare Nuotare, sì nuotare, nuotare!. Ecco, prima un braccio, poi l'altro. Le gambe: una, l'altra. Nuotò così senza fermarsi con quell'energia esasperata, rabbiosa che gli era propria. Che sto facendo?! Si fermò di colpo. Distese braccia e gambe sulla superficie del mare e chiuse gli occhi. Ma appena tutto scomparve sentì il peso di quell'immenso azzurro fra mare e cielo. Tutt'attorno a lui era azzurro, troppo azzurro!.Lo schiacciava in una morsa, lui, un puntino verde e luminoso. Perse la consapevolezza di chi fosse, di dove fosse. Era ormai una piccola goccia di verde in balia di una troppo grande distesa celeste.

