venerdì, 27 aprile 2007

Parole degli occhiPima di partire ci tenevo molto ad invitare tutti coloro che leggono questo blog, gli amici genovesi e non, e tutti quelli che passeranno  da Genova in questo periodo, a visitare questa bellissima mostra fotografica ospitata a Palazzo Ducale nel Sottoprticato a Genova.

Giorgio bergami è un personaggio particolare. E' un fotografo da tutta una vita! Ha al suo attivo  50 anni di fotografia. Un fotografo che nasce e si forma prima dell'era digitale!

Nella mostra potete ammirare una foto dove viene immortalato mentre scatta la sua  prima fotografia . E' un ragazzino. Oggi compie 70 anni!

Attraverso le sue foto si può imparare a conoscere Genova come era, come è stata e come è diventata. I suoi colori,  le sue contraddizioni, le sue meraviglie nascoste e i suoi orrori!

Giorgio è un personaggio ispido ma attento, sensibile, ironico. Nulla sfugge al suo obiettivo da Humphrey Bogart e  Lauren Bacall in visita a Genova presso Porta Soprana, a Ava Gardner a Portofino, da Winston Churchill che scende da una nave all'affondamento della nave Haven e ai vicoli distrutti o risplendenti di storia.

I suoi servizi sulla speculazione edilizia del dopoguerra, quelli sui manicomi hanno fatto scalpore e storia. Le foto delle grandi manifestazioni, quelle sul popolo multiforme dei vicoli rimangono come importanti documenti del nostro passato!

Mi ha emozionato vedere tutte le sue foto in un'unica mostra e mi ha colpito molto ciò che è stato detto da un critico durante l'inaugurazione: Giorgio non mette la realtà in posa come molti fotografi hanno fatto e fanno ancora oggi ma ci entra e la guarda dal di dentro! In maniera sporca ma viva!

Giorgio per me  è anche un amico e prima ancora un amico della mia famiglia che con la sua ironia e la sua presenza mi ha aiutato nei miei inizi lavorativi ad affrontare persone e momenti che mi sembravano più grandi di me! Ma non solo:  mi ha insegnato a guardare la mia città come non l'avevo mai vista!

Per questo invito tutti a non perdere questa occasione di un viaggio attraverso foto che raccontano una versione dei fatti e della realtà unica!

postato da: Smillapiffi alle ore 11:27 | Permalink | commenti (21)
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martedì, 24 aprile 2007

carrello, righe, screpolature e lCarrello:Ehi  di casa! Nessuno deve andare a far la spesa oggi? Sono secoli che sosto quì  vuoto ed inutile!

Pavimento in pietroline bianche e grigie: Leggi fra le righe: nessuno ha bisogno di te!

Screpolatura sul muro: Non stai bene in questo post carrello caro? Che bisogno hai di riempirti di vane cose! Ci sono io accanto a te! Una sfumatura d'arancio ci accomuna.

Scale: Non servi a nulla tu che non puoi salir noi scale! Che se ne fanno di uno, pesante e ruotato, come te!

Carrello: Aspetterò ancora! Sono sicuro che qualcuno, prima o poi, avrà bisogno della mia ampiezza d'animo e del mio sopportar qualsiasi fardello! Non credete? E poi con le mie ruote in un lampo son dovunque!

Foto di Smillapiffi

postato da: Smillapiffi alle ore 11:45 | Permalink | commenti (23)
categoria:sorriso
mercoledì, 18 aprile 2007

Yanira Collado

Un'amicizia difficile fra pupe

Sono ancora quì come vedi. Credevi fossi dietro a te, di avermi lasciata alle spalle e invece sono ancora  davanti a te. Quì.

Lo so non sai che fare, che dire, eppure una tela come di baco da seta ci trattiene.

Forse due future  farfalle, distinte, non più unite da un'unico bozzolo, da una sola strada. Ma sempre simili, a specchio. Due ali impazienti.

Ma ormai dovrei dire quattro ali. Non è vero? Si distinguono nel groviglio.

Scusami se non sai che farne di me, senza però riuscire ad allontanarti ed io scuserò le tue spalle.

Potremmo essere due api per quello che ne sai tu.

http://www.francofabbri.net/files/MP3/Domestic%20Flights.mp3

Disegno di Yanira Collado: TN cover April 2004

 

postato da: Smillapiffi alle ore 17:56 | Permalink | commenti (11)
categoria:ritrovarsi
giovedì, 12 aprile 2007

io e te soliRUOTA: Non lasciarmi! Ti prego! Rimani ancora un po' quì con me!

PANNO: Non posso. Lo sai! E' il vento che mi porta via. Niente mi può più trattenere! Non posso fermarmi. Vedi? Sono quasi fuori da questa foto ormai!

RUOTA: Sniff!  Insieme, io e te, ancora per poco allora? 

PANNO : Sì, il tempo vola ed io con lui. Addio! Non dimenticherò quest'asfalto con te, ora,  il tuo dolce e rotondo profilo, la tua ombra seria e frastagliata. Mai!

RUOTA: Addio! Caro straccetto mio!

Foto di Smillapiffi!

Variazioni sul tema:

Blogger:  Zop: la ruota fa girar la testa al panno... che si sente uno straccio...


Blogger: Albatros900: co 'sti raccontini tui, sto annà a ròta!

Blogger: Zop: l'ultima ruota del panno! :)

Blogger: Mariastrofa: Vorrà prendersi un panno sabbatico, porello...

Blogger: Biancac: cioè, famme capi'... ti sei messa lì, ti sei tolta la camicetta, l'hai buttata a terra come uno straccio, hai smontato un pneumatico solo per fare la foto???! vorrei seguirti a ruota, ma non posso. sono uno straccio stasera...
Blogger: Simonac: Uhm...interessante metafora...quanti "pneumatici" incontriamo nella vita che ci riducono...come stracci?!
Blogger: Giolee: spero che 'sto panno non c'abbia già una ruota di scorta.. brutta storia, brutta storia . tsk tsk.
Blogger: Rearwindow: Si sa... quando si tratta di guidare, chi dice donna dice danno e chi dice gomma dice panno!!! :)))
Blogger: Seaweeds: Buffo... una gomma che non sa cancellare, e uno straccetto che non può pulire... :)
Blogger: Tamai: ci potrebbero pensare un po', sti due, prima di dirsi addio così, inesorabilmente. La ruota ruzzola dietro allo straccio, poi quando quello s'invola troppo in su è giusto anche lasciarlo un po' andare, che si sfoghi un po' per conto suo,,, non vorrà mica stargli appiccicata tutto il tempo.
Tanto poi cadrà di nuovo - lo straccio - o che si crede? un uccello?
Blogger: Moscanelchianti: ... immagino gia' quello " straccio " di fidanzato: ... "guarda ! i gabbiani sul mare ! e che luce si riflette sui rimorchiatori al tramonto sull'acqua ... Smilla ? Smilla ! mi ascolti ?? ahh ! hai ragione ! che bel copertone poetico !! non lo avevo notato !!"
Blogger: Biancac: ehm, scusa... ma poi hai girato senza camicetta per il resto della giornata?
Blogger: Albatros900:...forse il panno ha visto la striscia blu del parcometro e ha pensato di darsela a gambe. la ruota, vista così, e' sicuramente rimasta in...pannE!
.Blogger: .. sono stanco. Oggi ho avuto 6 ore di scuola... mi sento uno straccio... non ce la faccio più... mi sto lamentando a ruota libera...il panno se ne è andato!!!!
Blogger: sì, pero' ognuno lavi i PANNI a casa propria eh!
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categoria:perdersi
venerdì, 06 aprile 2007

Maria la muda y la morocha *

Buenos Aires, 1976, Confiteria  Ideal, milonga * del jueves.

FUMANDO ESPERO

Maria,  nella milonga*,  siede sola al tavolo in prima fila e guarda assorta davanti a sé.

Coppie di ballerini le passano accanto. Intorno a lei, ai  tavoli, le donne parlano fitto rivolgendo sguardi speranzosi alla parte opposta della sala dove siedono gli uomini che le scrutano penetranti ma senza guardarle negli occhi se non quando decidono di invitarle a ballare. Sembra invece che in Maria nulla susciti curiosità. Non  coglie alcuno sguardo d'uomo che le arriva dal fronte opposto. Nessuno le si avvicina mai. Non parla con nessuno. Sola aspetta, quieta, trasparente.

Un fiume di avventori, ballerini, curiosi, malati di milonga entrano, passano,  ed escono in un fluire incessante. Poi,  ancora una volta,  la porta della sala si apre, Maria sa che è Antonio ad entrare. Avverte la luce rossa dei capelli. Non si gira ma sente il viso chiaro e forte che si affaccia sulle teste dei ballerini che danzano sulla pista.

Antonio entra ed è sicuro che Maria è lì che lo aspetta. Percepisce lo sguardo che ora lo segue fra la gente ma, come sempre, non lo ricambia. Gli basta avvertire i suoi occhi che lo salutano, inquieti. Poi siede, ordina da bere,  ringrazia il cameriere e senza dire nulla finalmente le si rivolge, solamente la guarda. Con un cenno impercettibile degli occhi e della testa Maria acconsente all'invito,  allora Antonio si alza, si avvicina e l'abbraccia.

Sa già che troverà quel nodo scuro e duro sul cuore di lei, desideroso di essere sciolto, curato. Sarà la musica e il suo fiuto da lupo rosso che gli suggerirà il modo e il tempo.kopf

Maria aspetta quel calore ferino da lupo affamato che chiede interpretazione e abbandono. Ma che poi dissolverà il gelo nero e soffocante che la ricopre. Nella musica,  fra loro, parole non scritte,  dall'alfabeto di terra,  passano dall'uno all'altro senza far rumore. Un osmosi di sogni, desideri, paure e scoperte. Il brano suggerisce e i due ballerini scelgono itinerari nuovi in cui le parole non possono avere spazio.

Ma quella sera: un imprevisto. La porta si apre e una figura imponente, scura, dagli occhi obliqui entra con un lieve sorriso. La morocha.

Siede, accavalla le gambe nervose e saluta qualcuno con brevi sorrisi muovendo appena il capo.gloves

Poi si accorge di Antonio che balla con Maria, lo fissa negli occhi con un'insistenza accesa; pochi lampi e Antonio sente il suo equilibrio vacillare. Gli occhi obliqui  non lo lasciano un istante e lo sorreggono nell'attimo di smarrimento.

Alla fine della tanda* Antonio risponde allo sguardo, si presenta al tavolo di lei con impazienza e il ballo è inevitabile.

Balla con lei tutta la sera e i pomeriggi e le sere seguenti. Nulla riesce più a distoglierlo. Non vede più nulla, non sente più nulla, non si accorge di nulla di ciò che accade attorno a lui. L'unico suo pensiero è tornare alla Confiteria e ritrovare lei, la morocha.

Maria, ogni volta che li vede ballare, nei pomeriggi e nelle sere che seguono, avverte il suo silenzio di neve,  ricoprirsi piano di una scorza opaca e gelata, è ormai in trappola dei cubi neri che le si formano nel cuore e glielo chiudono ormai  in una morsa senza più sciogliersi.

Quando la squadra dei militari entra nella milonga la morocha indica Antonio che siede dall'altra parte del locale nella parte adibita ai tavolini degli uomini. Due dei militari,  attraversata la pista gremita di ballerini,  con movimenti duri e senza possibilità di replica gli si avvicinano e quasi lo sollevano per le braccia.

Nel silenzio improvviso che è calato sulla sala immobile e come fotografata  una voce sembra levarsi come un fantasma.

" No! Sono io quella che cercate. El pescado soy jo!"

La voce mai udita della muta per la prima volta scaturisce dalla  bocca di Maria.

La muta, detta el pescado (il pesce), a cinque anni  ha smesso di parlare dopo aver visto la madre morire sotto i suoi occhi durante un attentato peronista. Vent'anni dopo, a seguito del colpo di stato militare del 1976,  nell'atmosfera apparentemente decadente e lieve delle milonghe di Buenos Aires a rischio di chiusura, è a capo di una organizzazione di resistenza alla nuova dittatura argentina. Una donna e così pronta e silenziosa da guadagnarsi la stima dei suoi compagni. Inizialmente è il padre che si attiva per la resistenza ma  misteriosamente un giorno scompare. La figlia quasi subito prende il comando,  la sua menomazione e il suo lutto l'agevola dandole autorevolezza,  mentre la sua attenzione vivace e la capacità di leggere i segnali degli avversari per prevenirli con movimenti sfuggenti a colpo di pesce le danno la fama di " el pescado"  imprendibile e veloce. Ma per vincere inizialmente  le resistenze dei machi argentini e per sviare i sospetti,  el lobo rojo*,  le  fà da copertura. La sua debolezza: un uomo, un ballerino di tango.

tango

 

 

 

 

 

 

 

*

Muda: muta

Morocha: mora

Milonga:il luogo dove si balla tango e un ballo argentino

Tanda: serie di brani omogenea per autore o stile, di tango, milonga o vals intervallate da un brano musicalmente completamente differente chiamato cortina. Alla fine di ogni tanda durante la cortina i ballerini si lasciano e tornano ai loro tavoli per poi ricominciare a ballare.

Lobo rojo:lupo rosso

postato da: Smillapiffi alle ore 18:55 | Permalink | commenti (34)
categoria:tango
mercoledì, 04 aprile 2007

calvin e hobbes

 

 

 

 

 

 

 

Pop?

mhmmm?

Pop non riesco a dormire Pop! Già da due ore!

mhmmm ...

Pop stai dormendo ?

mhmm?... Smmhii ...

Potresti passarmi un po' del tuo sonno Pop!? Quì ?

Pop! Pop! Cosa faccio ora perchè faccia effetto ?

Il sonno si mangia?

hands-onfoto by Andrea

 

 

postato da: Smillapiffi alle ore 18:42 | Permalink | commenti (17)
categoria:insonnia
mercoledì, 04 aprile 2007
?

Non ci capisco nulla... si vede?

topo di biblioteca

 

 

 

 

Non vorrei ma proprio non...

Ho finito di lavorare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Al punto che mi sento piccola e indefinita pressapoco così 

 

 

 

postato da: Smillapiffi alle ore 12:01 | Permalink | commenti (12)
categoria:perdersi
Carlos Costantini

Javier Rodriguez y Geraldine Rojas