Sono una ballerina che per hobby e sicuramente per denaro lavora fra le scartoffie. La neve è nei miei ricordi ma è la musica che scorre nelle mie vene.I libri i miei amici più cari e il mare è il luogo dove ritrovarmi. Una gatta dorme sul mio comò.
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"Trovo che la televisione sia molto educativa. Ogni volta che qualcuno l'accende,vado in un'altra stanza e leggo un libro".
Groucho Marx
Paul Auster:«Basta guardare qualcuno in faccia un po' di più, per avere la sensazione alla fine di guardarti in uno specchio.»
"No vives para la danza, sino que la vida te hace danzar. Se olvida que el baile no es un ejercicio, el baile es un estado anímico que sale a través de un movimiento. Por eso mi compañía está humanizada. Hay gordos y flacos, calvos, altas, con tetas gordas, sin tetas; es un pueblo que baila, no son bailarines que imitan a un pueblo. El baile no son los pasos, la danza es lo que hay entre paso y paso. Es como el toreo. Por eso bailar despacio descubre a los malos bailarines, como a los toreros los buenos toros".
Antonio Gades
Sei appena partito e subito mi sento come quando da piccola, la sera, mi lasciavano sola davanti alla tv:improvvisamente questa cara scatola quotidiana si trasformava in un lago nero, sinistramente quadrato da cui scaturivano strani mostri e brutte ombre. Sniff, sola!
Poi mi volto guardo gatta e penso: come faceva quella canzone di Lucio Dalla?
"con te non si poteva mai fare!"
Così:
cucino come mi và, senza che nessuno mi dica" Sì buono PERò ..."
e pure cibi bio, strabio, tipo grani integrali parlanti,
sento da radio 3 un INTERO concerto di Liszt guardando blob senz'audio e nessuno mi maledice,
copro di contumelie variopinte il nano malefico e i suoi valorosi destrorsi senza che nessuno protesti
(gatta li odia più di me e rincara la dose con miagolii da estremista di sinistra),
vado a ballare con amichetti tangheri facendo tardi da matti! E nessuno mi aspetta con il mattarello,
dormo con tutte le lenzuola arrotolate senza incorrere in botte sonanti,
spettegolo a ore imprecisate con una amichetta senza brontolii canini,
guardo film inguardabili: uno in bianco e nero con maghi, conigli e ballerine e uno con tre porte finestre come attrici principali senza incorrere in un divorzio istantaneo,
dormo accanto a gatta e la coccolo senza che nessuno sia geloso ...
buon ritiro e buono studio Pop! E torna presto ...
Nella notte la piazza era così nera ma così nera che non si vedeva proprio nulla da quì a lì e anche l'uomo era così nero, dagli occhi neri e i capelli neri che non si distingueva sul marciapiede.
Suonava sotto le finestre di Betty e la sua tromba si stagliava nel buio come una candela fluttuante e leggera diffondendo la sua musica nel vuoto della piazza deserta che risuonava come una chiesa.
Betty nella stanza lo ascoltava con gli occhi chiusi, serrati mentre le note, una ad una, le entravano dalle orecchie e la riempivano di lacrime.Sapeva che era inutile che lui suonasse non sarebbe tornata indietro. Troppo aveva sopportato da quell'uomo. Ma come un pescatore con la rete, nella notte, cattura e trascina i pesci fuori dal mare, così quel suonare nel buio le portava via tutte le lunghe sere solitarie ad aspettarlo e i profumi delle donne sconosciute scoperti sui suoi vestiti e l'amarezza e la solitudine che la tormentavano da quando se ne era andata via. E gli era grata per questo.
Le lacrime le ripulivano gli occhi e il sangue lasciandola limpida e leggera.Tutta la notte l'uomo suonò per lei. All'alba Betty scese con una brocca di cristallo chiusa da un tappo a biglia. Sono le mie lacrime di questa notte, gli disse, conservale come un ricordo. L'acqua che contiene prova che ti ho perdonato. Hai spremuto, insieme ad ogni lacrima, tutto il rancore che mi rodeva.
L'uomo prese la brocca e tornò a casa. La posò sul tavolo ingombro di fogli scritti disordinatamente, spartiti stampati, bicchieri sporchi, bottiglie, portaceneri mai vuotati. Stanco si lasciò cadere su una sedia, appoggiò i gomiti al tavolo e fissò quella brocca come fosse uno specchio. La tromba ancora nella mano sinistra e l'altra che gli reggeva il viso assorto. Non sapeva quali brani avesse suonato ma quel dedicarsi a lei invece di svuotarlo lo aveva calmato. Sentiva una pace nuova nonostante la sconfitta. Non sentiva più il desiderio inarrestabile di lei, di quella pelle dalla sfumatura così particolare, dal colore mai visto.
Con il primo sole il gatto della padrona di casa entrò dal poggiolo. Vagava per i tetti ed entrava nelle case per qualche bocconcino da strappare al buoncuore dei pensionanti. Saltò sul tavolo e annusò un bicchiere storcendo il naso per il residuato dall'odore pungente si avvicinò poi curioso alla brocca di cristallo camminando su uno spartito. Và via gatto! Fece l'uomo scacciandolo con la mano. Il gatto che non si era accorto di lui così immobile, scorgendolo improvvisamente si spaventò talmente che volgendosi di scatto per fuggire urtò la brocca che cadde lasciando rotolare il tappo a biglia. Il contenuto si rovesciò sul tavolo.
L'uomo non si mosse fino a sera.
L'acqua sciolse tutto l'inchiostro, intrise completamente la carta dei fogli sparsi, un poco evaporò. Nella notte l'uomo scrisse sugli stessi fogli ormai asciutti ma zuppi di quell'acqua ogni nota suonata la notte precedente.
L'uomo scimmia uscì dallo stereo all'apparenza senza fatica. Si materializzò attraversando il tessuto acrilico e nero delle casse, salendo le scale delle parole di Paolo Conte che cantava "Sotto le stelle del jazz" e mi si parò davanti così:un viso di scimmia su un corpo di uomo fuligginoso e barcollante.
Mi scappò da ridere. Pop! - chiamai – Pop! l'uomo scimmia Pop!
Sssh - mi incalzò l'uomo - Non vedi? Ho bisogno di un momento di raccoglimento. Non sembra ma non è facile percorrere le onde del suono. E poi lo sai come è fanatico Pop! Metterebbe tutto a soqquadro se sapesse che sono arrivato da una canzone del suo beneamino!
Già - ridacchiai. Annuii - Allora riposati, stenditi un momento - gli dissi e gli indicai il letto dove gatta lo guardava strabiliata
Ma l'uomo scimmia mi aveva già voltato le spalle e rovistava fra i miei CD facendo una confusione che non vi dico..
Un valzer! Non hai un valzer di Johann Strauss? Non si ascolta più, al mondo d'oggi, Sul bel Danubio blu?
Come, come? - esclamai – Tu l'uomo scimmia del jazz che vuoi un...
Massì finiamola con 'sto jazz chi se lo fila.Vorrei ballare un bel valzer viennese con te! E mi guardò con quegli occhi acuti e ridenti da scimmia impenitente.Quando Pop arrivò, scoprendoci, assunse un'espressione così stupita che non me la scorderò facilmente. Io e l'uomo scimmia stavamo improvvisando uno dei mie tanghi vals.
Figuriamoci!
Scorgendo Pop l'uomo scimmia con aria disperata cominciò subito a lamentarsi:
E' una vera lagna! Un valzer di Strauss è tutta un'altra cosa!
Pop con mia somma sorpresa (in questa storia si sorprendono tutti) si impietosì del suo sconforto comprendendo subito (!) la situazione.Gli prestò uno dei suoi abiti da cerimonia, un tight nuovo fiammante, che lo rese, quasi, un figurino, mi fece indossare un vestito dalla gonna ampia e fluttuante di mia nonna e ci portò tutti e due in un antico palazzo dove in una grande sala luminosa tutta specchi e vetrate, cavalieri e belle dame ballavano sognanti musiche viennesi. L'uomo scimmia mi invitò subito a ballare e devo dire che colpimmo tutti, sia per il suo aspetto straordinario sia nel senso letterale del termine!
Bevemmo champagne, facemmo ridere i camerieri. Alla fine insomma ci divertimmo come matti! Anche Pop che russò allegramente su una poltrona tutta la sera!
accendiamo una candela nelle finestre delle nostre case, accendiamo la speranza dei diritti per tutte le famiglie, illuminiamo la notte dall’oscurantismo di chi si ostina a non volere considerare uguali tutte le forme di amore.
Dalla finestra dell'ufficio Alberico guarda fuori. Tetti, comignoli, balconi. Un prurito improvviso al lobo dell'orecchio destro lo avverte che qualcuno lo sta osservando. Si volta: su un cornicione, con un unico occhio, un gabbiano lo fissa . Non saprebbe dire perchè ma in quello sguardo coglie un che di familiare, conosciuto, fraterno. Non riuscirebbe a spiegarne il motivo. Il gabbiano lo punta ora con l'altro occhio e sembra proprio volergli parlare quando:
Ora! Se lei non fosse entrata! Se lei in quel momento, quella megera dalla voce gracchiante, se, dico, non fosse entrata, adesso lui saprebbe cosa, santo cielo, voleva comunicargli quel dannato gabbiano così... misteriosamente... intimo!
Finalmente finito il pistolotto la vecchia strega, grazie agli dei, esce dalla stanza.
Ma Alberico si accorge subito che il gabbiano non c'è più, volato ormai chissà dove!
Tutto tace sui tetti.
Non gli rimane che riassestarsi per benino le penne delle ali con il becco e riprendere il lavoro di archivio al computer.