giovedì, 27 settembre 2007

 The Story of Grandmere 

E poi lo sapevo che pioveva. Alla fine di settembre piove sempre. E che Pop si arrabbiava e avrebbe blaterato un bel po' sul suo Dink rosso. Dire Pop e dire pioggia è come nominare due nature all'opposto. Lui è' come un gatto con il raffreddore o un fuoco che scoppietta  tanto la odia la pioggia. Ma a me  non importa mi piacciono le nuvole e vorrei che ci facessero cadere addosso acqua a più non posso con quella musica che producono le gocce che sospira e civetta.  Mi fanno venire voglia di casa con la minestra che si scalda sui fornelli e di storie raccontate nel buio E poi i fulmini  a volte ci vogliono  esprimono l'energia malsana di tutti i viventi. Si può anche accendere la stufa e bruciare tutto l'inutile!  E mi piace anche camminare con l'ombrello sotto un bel temporale, cantare a squarciagola canzoni dei Trilli o canzonacce tanto  nessuno mi sente!

E poi devo  tornare da mamma e papà Tango, dai super prof. Tornare dagli allievi e proprio di 27 settembre.  Potrei arrivare vestita da befana. Prima o poi alla propria musica si deve pur tornare. Meglio tornarci da saggia vecchietta.

Va beh ciao!  Sono ancora viva!

Imagen por Silvina Giannotta

Mi faccio un tango con Matita!

 

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categoria:auguri
giovedì, 27 settembre 2007

Oggi mi faccio un regalo

A chi non ha ancora capito niente  e parla e scrive da un pulpito o ha capito e cerca di confondere le acque

sternb3.jpg

dedico il mio Bergonzoni Day!

 

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categoria:sogni, ritrovarsi
martedì, 25 settembre 2007

disegno di PakmurMi è così difficile tornare come andarmene. E oggi più di ieri. Tanto che ti vedo e non so più parlare.

Una palla che cade e rimbalza sul pavimento questo è il suono delle mie parole.

Si è persa quella luce con la quale, facilmente, giungevo a voi.

E con le scarpe ancora allacciate ballo sola come in un film mai girato.

Con gli occhi chiusi, con un'ombra, ballo sola.

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categoria:follia, tango
venerdì, 21 settembre 2007

Guardami!

Di ballare così

come di bere quando ho sete

così ho voglia.

giambo di Archiloco  mia libera interpretazione  (chiedo scusa)

Archiloco, un lirico greco, un saggio e buffo prof lo descriveva proclamando:

natura maschia ed indomabbile!

come il tango credo

e come siamo e saremo noi 

e

forse

ce la faremo.

sicuramente indomabili! Ormai

disegni di Shakib. grazie

anche al gorilla

pensalo bien!

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categoria:progetti, tango
giovedì, 20 settembre 2007
 scarpe allo specchio II

di Corda: Fra noi la differenza salta agli occhi, non potremo mai comprenderci e camminare con lo stesso passo, fianco a fianco. La corda è sostanza deperibile, povera, eccessivamente leggera. E teme l'acqua. Il cuoio, solido, è quasi eterno, prezioso, ma spesso eccessivamente pesante. I terreni possibili sono differenti.

di cuoio: Non credo saranno così difficili e diverse le strade di sabbia o di pietre o di fango. Basta procedere un passo alla volta senza paura delle pozzanghere e degli imprevisti. Se sarà pioggia aspetteremo al riparo se sarà sole cammineremo sotto le fronde degli alberi.Ci aspetteremo le une con le altre. Quanto alla sostanza l'importante è non avere disprezzo per le rispettive molteplici possibilità e sfruttarle.

di Corda:La fate facile voi. Con la vostra sicurezza da mocassini di cascina di grande podere. Noi siamo abituate a vivere alla giornata per il poco tempo che abbiamo.

di cuoio: non state troppo a pensare, siamo pur sempre in salita. L'erba è ancora verde e c'è tutta l'estate da percorrere.

di Corda:è quella gabbia quì dietro che ci spaventa assomiglia molto al luogo dimenticato che abbiamo appena lasciato e a quello dove torneremo nell'inverno oscuro.

di cuoio: L'erba che vedete crescerà e almeno per tutta l'estate sommergerà la nostra gabbia. Ci cammineremo sopra credendo sia prato.

Casella

El poncho el nino

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categoria:progetti
mercoledì, 19 settembre 2007

Con due sacchetti della spesa, su una larga strada del centro, l’altra sera aspettando Pop, alzo il naso e, nonostante gli alti palazzi che limitano la vista del cielo, mi accorgo di uno spettacolare tramonto che sta dando bella mostra di se fra lo smog e il grigiore delle auto, mettendo in risalto nuvole così rosa e soffici che per una (ben strana direte voi) associazione di idee mi fanno tornare alla memoria le parole della Magda Szabò nel romanzo La porta:

"non avevo mai considerato credibile uno scrittore che in qualche grande romanzo del secolo scorso paragonava il viso di un personaggio a un lago. Mi vergognai, come tutte le altre volte in cui avevo osato dubitare dei Classici: il viso di Emerenc non si poteva paragonare ad altro che a uno specchio d'acqua piatto, immobile, nel chiarore delle prime luci dell'alba"

Ed io, nello stesso modo, ho sempre trovato da ridire su pittori dai tramonti troppo luminosi di seta e splendenti, per quelle nuvole così sognanti e vaporose da apparire finte con tutte le loro sfumature di rosa e di verde nelle infinite tonalità possibili. Tramonti che sembrano re con le loro dame che sfilano con vestiti sgargianti. Roba da fotografi esotici o taroccati. Non li ho mai trovati molto credibili. Fino a stasera. Ma tutta la strada è illuminata e il cielo sembra appena uscito da una pellicola di via col vento e incombe sulla città con la sua lucentezza. Anche i palazzi, di un tenue rosa pure loro, si stringono gli uni agli altri intimiditi per l’insinuarsi dell’ombra azzurra della sera che riluce e fa risplendere ogni muro, ogni albero e il cielo, come ceralacca.

nuvole

Che posso fare io quì? Con le mie marmellate, il mio pane di segale il mio latte di soia chiusi nei sacchetti del dì per dì? Quanto sono piccola e buffa ?  Una buffa sinistrorsa mal riuscita con tendenze biologiche? 

Salgo sullo scooter di Pop e mi faccio venire il torcicollo dal tanto guardare.

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categoria:tramonti, storie vere
lunedì, 17 settembre 2007

 torna a casa!Albero di Caco

 

 

 

 

 

grillobenvenutoÈ che il nostro amico grillo se ne parte. Il grillo che per tutta l’estate ci ha tenuto svegli cantando dal giardino di Pop sta facendo le valigie e se ne andrà presto al sud. Il mestiere di grillo è un mestiere in disuso, che non vuole fare più nessuno. E lui lo sa che ormai è obsoleto e presto non lo cercheranno più e sarà sempre più difficile per lui. Quì da Pop si è trovato bene, mi ha confidato, ama l’erbetta verde che cresce rigogliosa e la notte le stelle opache gli sembrano lontani grilli del firmamento che lo salutano con la loro luce. Ma ha già comprato il biglietto aereo e da solo con le sue zampette andrà all’aeroporto e viaggerà verso il sud del sud. Non ha voluto dirci né giorno né ora della partenza e non ha voluto che lo accompagnassimo. Odia gli addii e senza fretta e senza che ce ne accorgiamo sparirà dal suono tiepido delle nostre notti.

una matita fra l

 

 

 

 

Matita non si è ancora persuasa. Per convincerlo lo cerca ogni notte fra l'erbetta

Vuelvo al sur,  Gotan Projet

 Brano gentilmente concesso da COPPERHEAD Grazie della contaminazione!

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categoria:tango, el jardinero mágico
venerdì, 14 settembre 2007

Marpione: ciao mi hai colpito... vivo tra milano e new york e mi occupo di comunicazione...
cosa fai questa sera? se mi mandi un sms ti chiamo appena posso, ciao

sei di milano vero?

mi hai incuriosito... se ti va ci prendiamo un aperitivo questa sera?
ciao, cell. 00000 666666 9999999
scusa ma non sono pratico di questa cosa sono appena rientrato da n york in italia...

Smilla: oddio! ero proprio a terra stasera...aspettavo solo te ... e sei arrivato diretto  ... in volo da New York ..che emozione!!! flap flap *

a terra        * rumore di lunghe ciglia sinuose che sbattono languidamente

N.D.R. Non tutte le bionde nascono pupe!

 

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categoria:storie vere, sorriso
venerdì, 14 settembre 2007
 Cara Simo, cari tutti, caro (massì mi sono montata la testa) Scalfari

Non sono d'accordo per nulla con l'editoriale dell'editorialista per eccellenza di Repubblica (quì )

Invasioni barbariche? Caro Eugenio se non te ne sei accorto fra i barbari ci siamo già da tempo.


Le parole di  David Grossman citate a sproposito hanno colpito anche me ma per la ragione opposta perchè mi hanno fatto venire in mente...

proprio la sinistra italiana (come mi ricordano la destra, ma a me fa più male vederci la sinistra )

A me che sono cresciuta in una famiglia di sinistra, DOC. Fra feste de L'Unita, concerti e comizi!


Fate come me provate a mettere davanti alle parole dello scrittore la parola sinistra italiana:

ho messo in verde le parole di Grossman
Ci fa comodo, quando si parla di responsabilità personale, far parte d'una massa indistinta, priva di volto, d'identità e all'apparenza libera da oneri e colpe

Identità di sinistra. Priva di volto!. In che cosa mi riconosco io se guardo la coalizione di sinistra?

L'identità non si basa sul non essere (non siamo come Berlusconi) ma sull'essere. Cosa siamo?

Dove sono le leggi sui Dico, quelle sul conflitto di interesse, la politica di pace?

Dove si differenzia la sinistra dalla destra in questo momento? ( mi viene in mente solo lo sparuto Bersani )


continua Grossman parlando di DERESPONSABILIZZAZIONE:   Ci rendiamo conto che gran parte di essi trasformano i loro utenti in massa? E lo fanno con prepotenza e cinismo, utilizzando un linguaggio povero e volgare, trasformando problemi politici e morali complessi con semplicismo e falsa virtù, Noi siamo i buoni, i cattivi sono gli altri , i Berlusconi, i nani malefici. Lottiamo contro il male. Ricordate? (Base della campagna elettorale PROTRATTA PER MESI!)

In molti modi, palesi o nascosti, liberano l'individuo da ciò di cui lui è ansioso di liberarsi: la responsabilità verso gli altri per le conseguenze delle sue azioni ed omissioni creando intorno a noi un'atmosfera di prostituzione spirituale ed emotiva è un dovere morale votare noi, contro il Berlusca cattivo, se votate per noi sistemeremo tutto vi salveremo dal nanofascistacattivoladro

che ci irretisce rendendo "kitsch" tutto ciò che tocchiamo: le guerre, la morte, l'amore, l'intimità

le favole che ci hanno raccontato sulle truppe mai ritirate,  WELBY , i pacs: temi reimpastati mille volte

ci trasformiamo in massa nel momento in cui rinunciamo a pensare, a elaborare le cose secondo un nostro lessico e accettiamo automaticamente e senza critiche espressioni terminologiche e un linguaggio dettatoci da altri

Mi viene in mente il linguaggio da retorica di sinistra vecchia, logora, ormai priva di significato perchè non più aderente alla realtà che viaggia oggi. Termini che continuiamo a ripetere instancabili e deresponsabilizzati. Perchè Siamo di sinistra noi!

E' da anni che mio padre borbotta:”non studia più nessuno, nessuno studia i problemi come facevamo noi costretti da Togliatti! Parlano per slogan!”

Vecchi termini riutilizzati a vanvera:

solidarietà che cosa significa oggi? per gli immigrati: farli lavorare per la mafia? Prostituirli per arricchire la mafia? per arricchire le aziende che non pagano le tasse?

Uguaglianza: per chi? Per i già previlegiati? Uguaglianza nell'essere presi in giro da chi gestisce?

REDISTRIBUZIONE DELLE RISORSE: fra chi? I lando e gli Iasotti che fanno affari insieme nella mia Genova?

LAVORO: dove?

Salari dignitosi quando?

Politica sociale: ho 38 anni e potrò fare un figlio quando andrò in pensione,se l'avrò mai Grazie della vostra politica sociale!

Poi perchè chi protesta in piazza, sui blog dopo aver letto  scritto, pensato è ritenuto DERESPONSABILIZZATO? che strizza l'occhio al dittatore?

Non sono i "Grilliani" che hanno strizzato l'occhio per decenni al regime delle tangenti, alla mafia, al non stato : i veri dittatori di oggi e di ieri

Caro Eugenio la tua cattiva coscienza di giornalista come quella politica  che hanno chiuso gli occhi per troppo tempo ora fa guardare il dito (il termine vaffanculo) e non la luna (i nostri problemi reali!) Guardaci! Come siamo ridotti! Piantala con i tuoi editoriali lunghi cinque pagine sul sesso degli angeli.

Anche voi giornalisti scendete sulla riva del fiume e guardatevi e fate un po' di autocritica.

Grillo è scivolato sulla buccia di banana del termine, dello slogan, e va bene! Non sta bene, è brutto, è volgare

Allora rifacciamoci alla rivoluzione francese. Ai suoi tre famosi slogan. Così anche Eugenio Scalfari, che ha studiato, potrà comprenderci  e non ci redarguirà come bambini che parlano male. La rivoluzione francese è vecchia, ormai inoffensiva sui suoi risvolti repressivi e piace a quasi tutti.

Così torneremo sereni e felici. Slogan semplici ma puliti e seri e dall'accento francese!

ONESTE'

FATTI' CONCRETI' e non seulement mots

RICAMBIO' IN POLITIQUE

promuovo L' OFR DAY

Ah! a proposito anche io vorrei Gramsci per più di una legislatura e invece ho De Michelis:

Forse le regole vanno cambiate se cambiano le merci disponibili sul mercato.

Non posso neanche difendermi? Dirlo? protestare? neanche in piazza o sui blog?

Lo hanno fatto mio nonno contro il duce, mio padre contro la DC definendosi entrambi democratici e se lo faccio io contro Andreottimastellademicheliscasini sono definita anarchica o donna qualunque?

Caro Scalfari, uomo e giornalista qualunque e qualunquista sarà lei!

Dove sono i Pajetta, i Togliatti i De Gasperi di oggi? Me li fate vedere per favore !!!???

IO mi riconosco di più nelle parole della Gabanelli giornalista senza pulpito quì









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categoria:sogni, insonnia, follia, uomo verde, discendenza, panni puliti
martedì, 11 settembre 2007
La tua telefonata arriva immancabilmente. Inaspettata. Passano i giorni, i mesi, gli anni. Poi quando il tempo ha lasciato cadere una patina abbastanza spessa di sé il telefono squilla e riemerge la tua voce mai dimenticata: Tu! Ce! Il mio fratellino di terra. Fra noi è’ iniziata nel momento dell'inizio. Avevamo sei anni, il primo giorno di scuola, tutti gli altri bambini, si erano tuffati a prendere posto e in un attimo erano già dietro ai banchi mentre io, uffi! Ero rimasta lì impalata di fronte alla maestra. Come al solito mi ero distratta, non mi ero accorta di quello che accadeva, persa in un pensiero qualunque, ed ero rimasta lì sulla soglia con un’espressione che sembrava dire: e ora? “Smilla c’è ancora un posto laggiù” mi suggerì la maestra e mi indicò il penultimo banco dove era seduto un bambino dai capelli scuri. Mi accorsi con un colpo d'occhio che tutti i maschi si erano schierati in fila lì. Alzai gli occhi al cielo: con un maschio, fra i maschi! Mi fumavano le orecchie. Mi sedetti imbronciata e furente e feci a tempo a sentire il tuo commento: Ci mancava anche questa, nel banco con una donna! In quel momento mi guardasti e non potesti fare a meno di sorridere: i miei capelli biondissimi facevano intravedere un piccolo naso rosso ciliegia e due punte d’orecchia altrettanto rosse ( succedeva sempre quando ero arrabbiata)e prendendomi in giro dicesti qualcosa di così buffo e sincero che ridacchiammo rumorosamente nel silenzio generale facendoci subito riprendere dalla maestra. Non hai mai smesso di dirle quelle cose buffe e strane che sai trovare solo tu. Ridere è stata sempre la cosa più facile del mondo per noi e fu un dramma quando la maestra in terza ci divise. “Sono terribili insieme” si giustificò con le rispettive mamme. (Da soli invece! pensarono loro fra sé) Così siamo cresciuti uno accanto all’altra, due fili d’erba da due semi diversi ma nel medesimo pezzo di terra, vicini, in corsa parallela, solo apparentemente simili. Ma tu più razionale, preciso, attento, io sulle nuvole, disordinata ma che ti faceva divertire per una nuova proposta di gioco. Amante degli animali e dei sassi colorati mentre tu degli oggetti da costruire. Il mio scheletro di gomma, Tuttossi, però, lo so sai, me lo hai sempre invidiato! Nei dettati facevi sempre meno errori di me e io trovavo le idee per i pensierini e te le vendevo a suon di pezzetti di focaccia. Tu mi risolvevi i problemi, io leggevo per te che non ne avevi mai voglia. Ricordi? Nell’ora di maglia riuscivo a creare dei grovigli inestricabili a cui tu ti divertivi a dare nomi: Matassius pazzescus. Io inventavo delle storie inverosimili per i nostri nanetti di gomma da cancellare ai quali tu costruivi casette e grattacieli. Con la moquette! Disegnavi immagini trash ed io pensavo alla colonna sonora. Vere opere, davvero! Ma potete credermi è faticoso un amico del cuore maschio: corre più veloce di te, mangia più velocemente i biscotti al cioccolato, ne mangiavi talmente tanti che non so come hai fatto a non trasformarti in un bambino obeso. Scende le scale molto più velocemente di te, è geloso degli altri amichetti, si lamenta del fatto che sei una bambina. Battisti cantava nel 1978(!) : ma che disastro io mi maledico …   e tu insieme a lui guardandomi e scuotendo la testa rassegnato. Ma non hai più lasciato ne mè nè lui! Tutti i suoi LP in vinile, ne sono certa, dormono ancora nella tua sala della musica pigiati su uno scaffale. Accanto a quelli di De Andrè di cui ricordo, nel nostro periodo horror, una canzone, ci faceva nascondere dal terrore, ma era così eccitante ascoltarla e immaginarci per l'ennesima volta la storia de La Ballata dell'amore cieco che, bastava uno sguardo e pensavamo all’unisono, senza neanche dirlo : RISENTIAMOLA! Poi di corsa dietro il puff coperto con finta pelliccia. Grazie al tuo ingegno, tu davanti io dietro, sulla tua macchina sportiva ma essenziale, costruita con legno e poco più, su e giù per quella via con tutti i portinai e gli abitanti che ci inseguivano per il rumore di quelle ruote infernali.

La gazzosa o l’acqua la nostra droga. Il gioco era: bevi e giù risate a catinelle. Tua mamma era disperata nascondeva le bottiglie d'acqua panna e ci minacciava con immagini di rane giganti nella pancia. La nostra vittima designata preferita, però, era un portinaio di una casa lussuosa; entrare nel portone, inscenare catastrofi, emettere ruggiti di drago e farlo uscire con la scopa era un divertimento tale che non avrei più provato per nessuno scherzo mai. Crescendo qualcosa si è perduto, inevitabilmente. Una complicità ludica difficile da ricreare. Poi i nostri genitori una strada comune di tensioni e separazioni che ha ricoperto la nostra vita di un velo grigio, arrabbiato e incombente. Ricordi quanta piccola e velenosa amarezza? E subito l'adolescenza piena di insidie. La tua Accademia e il ritorno a casa per nostalgia di una fidanzata refiosa (a tuo padre, lo sai, non è mai andata giù). Le nostre due sorelle ingombranti. La mia che ha faticato tanto a ritrovarsi. Ho sempre apprezzato il fatto che non me ne hai mai fatto parola intuendo che per me era troppo doloroso per parlarne. Le tue fidanzate gelose. La polenta di tua mamma mangiata su due sgabelli. La mia amica del cuore un tuo amore. I miei fidanzati, per te, sempre sbagliati come le mie minigonne. Un campeggio a Venezia dove volevi portarmi a 20 anni. Non ti ho mai risposto se volevo venirci. Posso farlo ora? Durante l'Università le nostre passeggiate dopo lo studio, con una striscia di focaccia o un pinguino. La musica da camera il lunedì al Carlo Felice. I tuoi amici un po' troppo bravini per me. Uno dei vantaggi nel vederti crescere: la panna cotta più buona di Genova. Come eri fiero. Poi cose non dette, bugie, dubbi, incomprensioni, malumori. Non sono mai riuscita a non vederti come qualcuno a cui dovevo comunque rendere conto, non lo eri ma era come se tu lo fossi il mio fratello maggiore. Alla fine senza neanche accorgermene la sofferenza di una mia amica a causa tua è stata eccessiva per me, ti sono sfuggita in malo modo o forse era solo mio mal di vivere. Tu non hai mai compreso. Credo tu non mi abbia ancora perdonata per aver cercato di buttare via il nostro pezzo di terra coltivato in così tanto tempo e con tanta cura. Erba, fiori, frutta. Tutto.

Al telefono però riesco a dirti che ho riposto il tuo bauletto di legno nella mia nuova casa,  vorrei mostrarti che ancora lo custodisco!

Ogni riferimento a cose o persone è puramente casuale

Foto di SEAWEEDS

In ordine di apparizione:

una bambina: Scamorza Di Roccapelata

un bambino:  Mariolino Calcestruzzo

Se volete ascoltare le due canzoni citate cliccare sulle parole e il titolo in arancione


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categoria:sogni, ritrovarsi, amici cari
Carlos Costantini

Javier Rodriguez y Geraldine Rojas