Rifletto sul rosso forse perchè ho una origine da rossa. Mia mamma ha efelidi in tutto il corpo e io sul naso. I miei vecchi hanno sempre avuto una anima politica rossa. Ma questo colore porta con sè emozioni sia negative che positive. Credo che il rosso nell'uomo evochi un che di spirituale ma anche qualcosa di molto terreno. Passione e sangue?
E penso anche che ci sia un significato simbolico inconscio, al di là delle ragioni storiche, nella scelta degli operai di adottare una bandiera rossa. Un rosso che è desiderio di vita, come il colore delle scintille nelle fabbriche o dei papaveri nei campi. Il sangue con il suo colore rosso cupo può fare impressione. Certo. Ma è vita. Finchè c'è sangue c'è speranza.
Ma può essere anche presagio di morte.
La collera richiama l'immagine di un toro di fronte a un panno rosso. E' sicuramente necessario calmarla, ma non del tutto o il toro muore.
Oggi ci colpiscono i monaci buddisti di Myanmar. Nelle loro tuniche rosse ci hanno colpito per il loro coraggio pacifico ma
senza mezzi termini.
A tal punto è arrivato al nostro cuore questo colore che, per esprimere loro solidarietà, ci siamo vestiti tutti di rosso.
Nella loro ricerca spirituale, nella disciplina del guardarsi dentro, senza dimenticarsi di guardare fuori, questi monaci si sono ribellati al loro regime soffocante. Con le conseguenze atroci di questi giorni. Ma con coraggio.
Perchè non dovremo farlo noi ?
Per riflettere sui nostri peccati come ci suggerisce il Prodi?
La mia famiglia ha sempre lavorato onestamente dai mie bisnonni ad oggi, come hanno fatto tutti gli operai italiani da sempre, e pure tutti gli italiani del sud in cammino verso il nord e verso paesi stranieri, e come fanno tutti i giovani laureati, oggi, che si arrabattono fra contratti capestro e occasioni all'estero. Come tutte le persone che hanno mandato avanti uffici pubblici allo sfascio - li abbiamo visti dalla Gabanelli e in altre trasmissioni - con diligenza e sacrificio nonostante tutto. L'Italia che lavora! Onestamente.
Sono loro che devono fare il mea culpa? E se sì, solamente fare il mea culpa?
E' sicuramente necessario cambiare la cultura dell'inciucio, della tendenza a confinare il bene pubblico all'ultimo posto ma non abbassiamo la testa di fronte al potere, anche quì, come ci siamo abituati a fare, rinunciando all'impegno, alla riflessione, all'indignazione. In prima persona.
Non abbassiamo la testa di fronte a uno come Prodi che ci dice: non siete peggiori di me.
E' questa la risposta di fronte alla nostra richiesta di maggiore moralità? Alle nostre paure alle nostre richieste?
Che statista sei nel dire questo?
Lo disse anche Craxi per nascondere lo scempio che aveva fatto. Non mi sembra una risposta di chi si assume responsabilità e volontà di cambiamento.
Nel Profumo di Suskind il perfido protagonista cerca giovani rosse per la loro pelle e il profumo particolare che emanano. Ma per ucciderle! E' attratto dalla carne rossa ma non riesce a farne un profumo fertile. Ne crea uno malefico. Che attira e produce un potere arido e alienante.
Se siamo stati conniventi non lo vogliamo essere più ma dobbiamo dirlo. Farglielo capire.
C'è un malessere suskindiano che ci logora e ci maltratta.
Il rosso migliore lo vedo nei buddisti Birmani. Un rosso che protesta per cambiare. Pacificamente ma protesta! cercando soluzioni chiedendo agli altri di coinvolgersi. Lo stanno chiedendo anche alle altre nazioni! Non lasciamoli soli anche nella nostra realtà di tutti i giorni.
SENZA FALSITA' E IPOCRISIE
Lorenzo Mazzoni riporta un articolo di Gianluca Ursini in cui viene paragonato il regime birmano al regime militare argentino degli anni settanta. Non credo che nè i Birmani nè gli Argentini si meritassero quelle dittature.
Come non ci meritiamo noi un potere politico muto e sordo. Che parla di inezie mentre nel fondo c'è la melma
e ci chiede sacrifici ma non è disposto a farne.