
Lei improvvisamente prese la chiave appesa alla porta. Era una chiave grandissima, di ottone credo, pesante e tutta intarsiata, fin da quando ero piccola mi aveva sempre affascinato. Ma io non ero mica grande, in quel momento, no, credevo di esserlo. Ma quando lei, in preda all'ira, afferrò quella chiave, sentii un'onda di ghiaccio formarsi nel cuore quasi a fermarlo e mi vidi, come in uno specchio deformante, di nuovo piccolissima. Ebbi paura per la mamma. Fra le urla di entrambe quella chiave si muoveva come un re infuriato. A quel punto qualcosa mi disse di oppormi a quel re d'ottone. "Smetti, su, lasciala, posala, insomma!" mi sentii dire. Lei posò la chiave e la mamma mi disse: "Vai, cerca papà, digli di venire subito!" Io con le scarpe che volavano, scesi le scale, feci tutta la discesa senza guardare nessuno, e dopo aver attraversato quasi interamente la magica strada dei Palazzi più belli della città, 
salite le scale del magnifico cortile del Palazzo dove sapevo si trovava l'ufficio di papà, entrai in quell'antro oscuro che era la seconda entrata. Era un corridoio interamente di vetro con pareti di vetro, porte di vetro, ma tutto buio e senza anima viva e io sentii per l'ennesima volta che mi sarei persa. Dove diavolo era il suo ufficio? A chi chiedere? E ora? Cosa sarebbe successo? La chiave terribile, potente, roteava sopra la mia testa. La vidi sul soffitto dell'ascensore che come una gabbia di metallo vecchia e fredda si beava della mia prigionia e del mio spaesamento.A un tratto la porta si aprì e mi ritrovai in un corridoio bianco con tutte porte bianche, chiuse. Una figura passò senza vedermi. No, non ce l'avrei fatta, lo sapevo. Le lacrime cominciarono a scendere ma decisi con disperazione di chiedere la via giusta a una seconda figura umana.
"Chi cerchi? Chi? No, non è quì, non lo so dov'è, hai sbagliato piano, no, non puoi andare lì. Prova più sotto, o forse più su. Chi può dirlo? Forse non c'è neanche.Sarà andato via. "
Ripresi l'ascensore e al rallentatore tornai a casa. Non so se mio padre tornò, non lo ricordo, i ricordi di quel giorno diventano sempre più deboli nella mente e si sfumano sempre più, sempre più labili nonostante la forza che avevano dentro, la forza della rabbia di lei, che non si potè placare certo come il mare dopo una burrasca. Ma ormai tutto era cambiato per noi. La chiave così piegata tacque da allora, per molto tempo ancora, sulla porta, come prima. Quella curva rimase come presagio, monito: qualcosa di imprevisto e terribile può sempre accadere. In ogni momento.
Qualcuno la prende, la chiave più grande, troppo grande e decide per te della tua vita. Con quella chiave apre un periodo spaventoso pieno di luoghi difficili da percorrere, con imprevisti ed incognite, momenti pesanti da decifrare. Stravolge la tua vita per un attimo o forse più. E non puoi farci nulla e niente può fermarlo perchè, ed è questo fondamentale, anche chi brandisce la chiave malefica ha le sue ragioni e la sua rabbia è autentica.

Immagini Fausto Danielli e Caterina Zanodella
Musica : Tarantella - live - M.Gangi: Suite Italiana3 - "Libra" Guitar Duo
categoria:sogni, storie vere, follia

















Non è stato carino no, O 


