lunedì, 31 marzo 2008

Lei improvvisamente prese la chiave appesa alla porta. Era una chiave grandissima, di ottone credo, pesante e tutta intarsiata, fin da quando ero piccola mi aveva sempre affascinato. Ma io non ero mica grande, in quel momento, no, credevo di esserlo. Ma quando lei, in preda all'ira, afferrò quella chiave, sentii un'onda di ghiaccio formarsi nel cuore quasi a fermarlo e mi vidi, come in uno specchio deformante, di nuovo piccolissima. Ebbi paura per la mamma. Fra le urla di entrambe quella chiave si muoveva come un re infuriato. A quel punto qualcosa mi disse di oppormi a quel re d'ottone. "Smetti, su, lasciala, posala, insomma!" mi sentii dire. Lei posò la chiave e la mamma mi disse: "Vai, cerca papà, digli di venire subito!" Io con le scarpe che volavano, scesi le scale, feci tutta la discesa senza guardare nessuno, e dopo aver attraversato quasi interamente la magica strada dei Palazzi più belli della città, Fausto Danielli_Strada Nuova_ Genova

salite le scale del magnifico cortile del Palazzo dove sapevo si trovava l'ufficio di papà, entrai in quell'antro oscuro che era la seconda entrata. Era un corridoio interamente di vetro con pareti di vetro, porte di vetro, ma tutto buio e senza anima viva e io sentii per l'ennesima volta che mi sarei persa.  Dove diavolo era il suo ufficio? A chi chiedere? E ora? Cosa sarebbe successo? La chiave terribile, potente, roteava sopra la mia testa. La vidi sul soffitto dell'ascensore che come una  gabbia di metallo vecchia e fredda si beava della mia prigionia e del mio spaesamento.A un tratto la porta si aprì e mi ritrovai in un corridoio bianco con tutte porte bianche, chiuse. Una figura passò senza vedermi. No, non ce l'avrei fatta, lo sapevo. Le lacrime cominciarono a scendere ma decisi con disperazione di chiedere la via giusta a una seconda figura umana.

"Chi cerchi? Chi? No, non è quì, non lo so dov'è,  hai sbagliato piano, no, non puoi andare lì. Prova più sotto, o forse più su. Chi può dirlo? Forse non c'è neanche.Sarà andato via. "

Ripresi l'ascensore e al rallentatore tornai a casa. Non so se mio padre tornò, non lo ricordo, i ricordi di quel giorno diventano sempre più deboli nella mente e si sfumano sempre più, sempre più labili nonostante la forza che avevano dentro, la forza della rabbia di lei, che non si potè placare certo come il mare dopo una burrasca. Ma ormai tutto era cambiato per noi. La chiave così piegata tacque da allora, per molto tempo ancora, sulla porta, come prima. Quella curva rimase come presagio, monito: qualcosa di imprevisto e terribile può sempre accadere. In ogni momento. Barba-Blu Caterina ZanodellaQualcuno la prende, la chiave più grande, troppo grande e decide per te della tua vita. Con quella chiave apre un periodo spaventoso pieno di luoghi difficili da percorrere, con imprevisti ed incognite, momenti pesanti da decifrare. Stravolge la tua vita per un attimo o forse più. E non puoi farci nulla e niente può fermarlo perchè, ed è questo fondamentale, anche chi brandisce la chiave malefica ha le sue ragioni e la sua rabbia è autentica.  

 

 

Immagini Fausto Danielli e Caterina Zanodella

 Musica : Tarantella - live - M.Gangi: Suite Italiana3 - "Libra" Guitar Duo

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categoria:sogni, storie vere, follia
lunedì, 17 marzo 2008

Un'Italia cantata ma inesorabile ci porta in fretta verso un futuro confuso ed incerto  che è ben difficile prevedere. I sogni rischiano grosso. Rischiano la discarica.

Ma non voglio rinunciare a sperare e così continuo a guardare, a tendere verso  quello che amo di più.

Le nuvole mi seguono, ci seguono e non scompaiono.

Andrò in un antro scuro e buio a ritentare ancora. A cercare la verità. Una verità più netta.  

Auguri a noi.

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categoria:progetti, sogni, auguri
giovedì, 28 febbraio 2008
Tomi Ungerer C' è un' Italia vecchia, logora decrepita ma non in senso anagrafico. E' una vecchiezza che non si accorge della grande trasformazione in atto, della rivoluzione che stiamo vivendo, delle  enormi possibiltà di comunicazione ed informazione. Ed è in mala fede perchè ha paura. Paura che gli scheletri negli armadi si svelino, paura di guardare in faccia le vecchie idee rattrappite e doverle stravolgere, paura di qualcosa che non conosce, paura del potere che perderà.

Sono stanca di sentire idiozie sull'argomento blog come denuncia Emanuele Chesi quì . Blog che, a Porta a Porta, divengono oscuri meandri di narcisismo e prostituzione. I giovani soprattutto vengono dipinti come gente perduta. Sono stufa di scoprire che Grillo va a Napoli e nessuno ne parla, nè giornali, nè televisione solo perchè parla male di uno e dell'altro politico, mentre centinaia di persone sono in piazza davanti a lui! Sono stufa di vedere vecchie soluzioni mentre tutto il mondo va da un'altra parte solo perchè qualcuno, che non siamo noi, ci guadagna. Termovalorizzatori *1, revisione della legge 194*2, reigassificatori*3, energia nucleare*4. 

Mentre quando si affacciano timide soluzioni  - i dico - vengono subito  bloccate. Che poi finiamola con queste iprocrisie, l'unica soluzione sono  i matrimoni gay e basta! Per tutte le altre situazioni familiari una soluzione pacifica, SENZA GRANDI DISCORSI. Tutto il mondo va in questa direzione ! Siete per la famiglia? E fategliela fare una famiglia no!? Fra i miei amici ci sono: due donne e i figli di una di loro che formano una vera famiglia (il padre se ne è sempre disinteressato dei figli), un mio compagno delle medie che convive felicemente con il suo compagno da anni, due carissimi amici di mia mamma che ormai da 40 anni vivono insieme, fra l'altro, meglio dei miei genitori che si  sono separati. Perchè i cattolici teodem o i preti devono decidere per loro? Sono italiani questi o no?

L'informazione vera passa da un'altra parte, passa ormai su internet e tutti a dire al lupo al lupo perchè Grillo lo ha svelato. Ormai è così. I giornali, le televisioni sono troppo mischiati al potere e dipendenti da lui per fare vera informazione. E se la fanno vengono censurati, ignorati, vilipesi.  Mentre internet è libera. Si può mentire su internet ma vieni subito smentito o isolato! Distrutto dall'informazione che prova la tua menzogna. Almeno su internet puoi documentarti, scegliere l'informazione che vuoi, sviscerare il problema, deviando le maschere e le finzioni.La possibilità di espressione del cittadino comune è una realtà. 

Spero davvero  che questa rivoluzione dovuta ad internet porti interlocutori nuovi in Italia o rimarremo il paese alla deriva che siamo.

E poi se sbagliate chiedete scusa, non per parlare di nuovo di Grillo (non lo faccio per un fine particolare ma perchè guarda caso propone mie riflessioni di tutti questi anni che non hanno avuto interlocutori) ma lui è andato a Napoli e a nome di tutti ha chiesto scusa! Non lo fa più nessuno, specialmente chi nelle istituzioni fa degli errori. Invece è necessario! Ho ascoltato Minoli quì a radio 3 e continuava a difendere il periodo craxiano e Craxi!!!! Nessuno ci ha chiesto scusa per gli obrobri di quegli anni. Perchè?

Scusate lo sfogo, di tutto un po',  ma tempo fa ho votato qualcuno che ha fatto tutto il contrario di quello che avrei voluto. Vi pare poco?

Ecco per dirla come bierreuno scegliamo e andiamo in bus! Andiamo su internet, una ricerca d'informazione alternativa. Per poi fare le nostre valutazioni su una base non manipolata da vecchi dentro in malafede!

 

*1Gli altri paesi hanno prima sponsorizzato la raccolta differenziata e il termovalizzatore di ultima generazione è diventato la soluzione finale (arg! ) ultima. Infatti molti vengono smantellati

*2 Perchè sull'aborto devono avere così tanto "peso" un grassone che nessuno metterà mai in cinto e prelati che nulla sanno di parto e concepimento?

*3 Durante una trasmissione di  Report (rimasta peraltro inascoltata) tecnici, scienziati,  politici europei hanno più volte ribadito che  non sono economici mentre sono inquinanti.

*4 Dopo quello che è successo in Campania vi immaginate cosa potrebbe accadere in Italia alle scorie di un impianto nucleare?

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categoria:progetti, sogni, tramonti, insonnia, follia, perdersi, panni puliti
giovedì, 14 febbraio 2008
Parto
Tu mi dicesti "entra" e io guardandoti, senza paura, obbedii
La tua macchina era lunga e nera e uno spartito dormiva sul sedile dietro.
Con Iggy che cantava e Bregovic che sorrideva, su per quella collina scura nella notte, io e te eravamo alla ricerca di un posto illuminato dove mangiare.
Senza sapere, e lo avremmo capito poi, che niente ci sarebbe bastato.
Nella notte il viottolo in salita era sempre più stretto e la musica sempre più forte, fu allora che Iggy mi suggerì che ormai la via era quella.
Icone russe di legno colorato mi apparvero nel ricordo della tua camera poco illuminata e quel ballo fra noi in mezzo a quelle madonne misteriose dagli occhi arabi davanti a piccole candele accese.
Guidando nel buio, i tuoi occhi da mago, erano come quelli di un gatto che fa le fusa per poi graffiarti. 
"Qualcosa non va?" mi chiedesti.
"Non credo, no. ..
Volevo solo dirti ...che accetto. Verrò con te, anche ora se vuoi."

E furon monti e valli e pianure fino ai ghiacci e alla neve. Dove tu eri nato e io in sogno ero cresciuta.

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categoria:sogni
giovedì, 27 settembre 2007

Oggi mi faccio un regalo

A chi non ha ancora capito niente  e parla e scrive da un pulpito o ha capito e cerca di confondere le acque

sternb3.jpg

dedico il mio Bergonzoni Day!

 

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categoria:sogni, ritrovarsi
venerdì, 14 settembre 2007
 Cara Simo, cari tutti, caro (massì mi sono montata la testa) Scalfari

Non sono d'accordo per nulla con l'editoriale dell'editorialista per eccellenza di Repubblica (quì )

Invasioni barbariche? Caro Eugenio se non te ne sei accorto fra i barbari ci siamo già da tempo.


Le parole di  David Grossman citate a sproposito hanno colpito anche me ma per la ragione opposta perchè mi hanno fatto venire in mente...

proprio la sinistra italiana (come mi ricordano la destra, ma a me fa più male vederci la sinistra )

A me che sono cresciuta in una famiglia di sinistra, DOC. Fra feste de L'Unita, concerti e comizi!


Fate come me provate a mettere davanti alle parole dello scrittore la parola sinistra italiana:

ho messo in verde le parole di Grossman
Ci fa comodo, quando si parla di responsabilità personale, far parte d'una massa indistinta, priva di volto, d'identità e all'apparenza libera da oneri e colpe

Identità di sinistra. Priva di volto!. In che cosa mi riconosco io se guardo la coalizione di sinistra?

L'identità non si basa sul non essere (non siamo come Berlusconi) ma sull'essere. Cosa siamo?

Dove sono le leggi sui Dico, quelle sul conflitto di interesse, la politica di pace?

Dove si differenzia la sinistra dalla destra in questo momento? ( mi viene in mente solo lo sparuto Bersani )


continua Grossman parlando di DERESPONSABILIZZAZIONE:   Ci rendiamo conto che gran parte di essi trasformano i loro utenti in massa? E lo fanno con prepotenza e cinismo, utilizzando un linguaggio povero e volgare, trasformando problemi politici e morali complessi con semplicismo e falsa virtù, Noi siamo i buoni, i cattivi sono gli altri , i Berlusconi, i nani malefici. Lottiamo contro il male. Ricordate? (Base della campagna elettorale PROTRATTA PER MESI!)

In molti modi, palesi o nascosti, liberano l'individuo da ciò di cui lui è ansioso di liberarsi: la responsabilità verso gli altri per le conseguenze delle sue azioni ed omissioni creando intorno a noi un'atmosfera di prostituzione spirituale ed emotiva è un dovere morale votare noi, contro il Berlusca cattivo, se votate per noi sistemeremo tutto vi salveremo dal nanofascistacattivoladro

che ci irretisce rendendo "kitsch" tutto ciò che tocchiamo: le guerre, la morte, l'amore, l'intimità

le favole che ci hanno raccontato sulle truppe mai ritirate,  WELBY , i pacs: temi reimpastati mille volte

ci trasformiamo in massa nel momento in cui rinunciamo a pensare, a elaborare le cose secondo un nostro lessico e accettiamo automaticamente e senza critiche espressioni terminologiche e un linguaggio dettatoci da altri

Mi viene in mente il linguaggio da retorica di sinistra vecchia, logora, ormai priva di significato perchè non più aderente alla realtà che viaggia oggi. Termini che continuiamo a ripetere instancabili e deresponsabilizzati. Perchè Siamo di sinistra noi!

E' da anni che mio padre borbotta:”non studia più nessuno, nessuno studia i problemi come facevamo noi costretti da Togliatti! Parlano per slogan!”

Vecchi termini riutilizzati a vanvera:

solidarietà che cosa significa oggi? per gli immigrati: farli lavorare per la mafia? Prostituirli per arricchire la mafia? per arricchire le aziende che non pagano le tasse?

Uguaglianza: per chi? Per i già previlegiati? Uguaglianza nell'essere presi in giro da chi gestisce?

REDISTRIBUZIONE DELLE RISORSE: fra chi? I lando e gli Iasotti che fanno affari insieme nella mia Genova?

LAVORO: dove?

Salari dignitosi quando?

Politica sociale: ho 38 anni e potrò fare un figlio quando andrò in pensione,se l'avrò mai Grazie della vostra politica sociale!

Poi perchè chi protesta in piazza, sui blog dopo aver letto  scritto, pensato è ritenuto DERESPONSABILIZZATO? che strizza l'occhio al dittatore?

Non sono i "Grilliani" che hanno strizzato l'occhio per decenni al regime delle tangenti, alla mafia, al non stato : i veri dittatori di oggi e di ieri

Caro Eugenio la tua cattiva coscienza di giornalista come quella politica  che hanno chiuso gli occhi per troppo tempo ora fa guardare il dito (il termine vaffanculo) e non la luna (i nostri problemi reali!) Guardaci! Come siamo ridotti! Piantala con i tuoi editoriali lunghi cinque pagine sul sesso degli angeli.

Anche voi giornalisti scendete sulla riva del fiume e guardatevi e fate un po' di autocritica.

Grillo è scivolato sulla buccia di banana del termine, dello slogan, e va bene! Non sta bene, è brutto, è volgare

Allora rifacciamoci alla rivoluzione francese. Ai suoi tre famosi slogan. Così anche Eugenio Scalfari, che ha studiato, potrà comprenderci  e non ci redarguirà come bambini che parlano male. La rivoluzione francese è vecchia, ormai inoffensiva sui suoi risvolti repressivi e piace a quasi tutti.

Così torneremo sereni e felici. Slogan semplici ma puliti e seri e dall'accento francese!

ONESTE'

FATTI' CONCRETI' e non seulement mots

RICAMBIO' IN POLITIQUE

promuovo L' OFR DAY

Ah! a proposito anche io vorrei Gramsci per più di una legislatura e invece ho De Michelis:

Forse le regole vanno cambiate se cambiano le merci disponibili sul mercato.

Non posso neanche difendermi? Dirlo? protestare? neanche in piazza o sui blog?

Lo hanno fatto mio nonno contro il duce, mio padre contro la DC definendosi entrambi democratici e se lo faccio io contro Andreottimastellademicheliscasini sono definita anarchica o donna qualunque?

Caro Scalfari, uomo e giornalista qualunque e qualunquista sarà lei!

Dove sono i Pajetta, i Togliatti i De Gasperi di oggi? Me li fate vedere per favore !!!???

IO mi riconosco di più nelle parole della Gabanelli giornalista senza pulpito quì









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categoria:sogni, insonnia, follia, uomo verde, discendenza, panni puliti
martedì, 11 settembre 2007
La tua telefonata arriva immancabilmente. Inaspettata. Passano i giorni, i mesi, gli anni. Poi quando il tempo ha lasciato cadere una patina abbastanza spessa di sé il telefono squilla e riemerge la tua voce mai dimenticata: Tu! Ce! Il mio fratellino di terra. Fra noi è’ iniziata nel momento dell'inizio. Avevamo sei anni, il primo giorno di scuola, tutti gli altri bambini, si erano tuffati a prendere posto e in un attimo erano già dietro ai banchi mentre io, uffi! Ero rimasta lì impalata di fronte alla maestra. Come al solito mi ero distratta, non mi ero accorta di quello che accadeva, persa in un pensiero qualunque, ed ero rimasta lì sulla soglia con un’espressione che sembrava dire: e ora? “Smilla c’è ancora un posto laggiù” mi suggerì la maestra e mi indicò il penultimo banco dove era seduto un bambino dai capelli scuri. Mi accorsi con un colpo d'occhio che tutti i maschi si erano schierati in fila lì. Alzai gli occhi al cielo: con un maschio, fra i maschi! Mi fumavano le orecchie. Mi sedetti imbronciata e furente e feci a tempo a sentire il tuo commento: Ci mancava anche questa, nel banco con una donna! In quel momento mi guardasti e non potesti fare a meno di sorridere: i miei capelli biondissimi facevano intravedere un piccolo naso rosso ciliegia e due punte d’orecchia altrettanto rosse ( succedeva sempre quando ero arrabbiata)e prendendomi in giro dicesti qualcosa di così buffo e sincero che ridacchiammo rumorosamente nel silenzio generale facendoci subito riprendere dalla maestra. Non hai mai smesso di dirle quelle cose buffe e strane che sai trovare solo tu. Ridere è stata sempre la cosa più facile del mondo per noi e fu un dramma quando la maestra in terza ci divise. “Sono terribili insieme” si giustificò con le rispettive mamme. (Da soli invece! pensarono loro fra sé) Così siamo cresciuti uno accanto all’altra, due fili d’erba da due semi diversi ma nel medesimo pezzo di terra, vicini, in corsa parallela, solo apparentemente simili. Ma tu più razionale, preciso, attento, io sulle nuvole, disordinata ma che ti faceva divertire per una nuova proposta di gioco. Amante degli animali e dei sassi colorati mentre tu degli oggetti da costruire. Il mio scheletro di gomma, Tuttossi, però, lo so sai, me lo hai sempre invidiato! Nei dettati facevi sempre meno errori di me e io trovavo le idee per i pensierini e te le vendevo a suon di pezzetti di focaccia. Tu mi risolvevi i problemi, io leggevo per te che non ne avevi mai voglia. Ricordi? Nell’ora di maglia riuscivo a creare dei grovigli inestricabili a cui tu ti divertivi a dare nomi: Matassius pazzescus. Io inventavo delle storie inverosimili per i nostri nanetti di gomma da cancellare ai quali tu costruivi casette e grattacieli. Con la moquette! Disegnavi immagini trash ed io pensavo alla colonna sonora. Vere opere, davvero! Ma potete credermi è faticoso un amico del cuore maschio: corre più veloce di te, mangia più velocemente i biscotti al cioccolato, ne mangiavi talmente tanti che non so come hai fatto a non trasformarti in un bambino obeso. Scende le scale molto più velocemente di te, è geloso degli altri amichetti, si lamenta del fatto che sei una bambina. Battisti cantava nel 1978(!) : ma che disastro io mi maledico …   e tu insieme a lui guardandomi e scuotendo la testa rassegnato. Ma non hai più lasciato ne mè nè lui! Tutti i suoi LP in vinile, ne sono certa, dormono ancora nella tua sala della musica pigiati su uno scaffale. Accanto a quelli di De Andrè di cui ricordo, nel nostro periodo horror, una canzone, ci faceva nascondere dal terrore, ma era così eccitante ascoltarla e immaginarci per l'ennesima volta la storia de La Ballata dell'amore cieco che, bastava uno sguardo e pensavamo all’unisono, senza neanche dirlo : RISENTIAMOLA! Poi di corsa dietro il puff coperto con finta pelliccia. Grazie al tuo ingegno, tu davanti io dietro, sulla tua macchina sportiva ma essenziale, costruita con legno e poco più, su e giù per quella via con tutti i portinai e gli abitanti che ci inseguivano per il rumore di quelle ruote infernali.

La gazzosa o l’acqua la nostra droga. Il gioco era: bevi e giù risate a catinelle. Tua mamma era disperata nascondeva le bottiglie d'acqua panna e ci minacciava con immagini di rane giganti nella pancia. La nostra vittima designata preferita, però, era un portinaio di una casa lussuosa; entrare nel portone, inscenare catastrofi, emettere ruggiti di drago e farlo uscire con la scopa era un divertimento tale che non avrei più provato per nessuno scherzo mai. Crescendo qualcosa si è perduto, inevitabilmente. Una complicità ludica difficile da ricreare. Poi i nostri genitori una strada comune di tensioni e separazioni che ha ricoperto la nostra vita di un velo grigio, arrabbiato e incombente. Ricordi quanta piccola e velenosa amarezza? E subito l'adolescenza piena di insidie. La tua Accademia e il ritorno a casa per nostalgia di una fidanzata refiosa (a tuo padre, lo sai, non è mai andata giù). Le nostre due sorelle ingombranti. La mia che ha faticato tanto a ritrovarsi. Ho sempre apprezzato il fatto che non me ne hai mai fatto parola intuendo che per me era troppo doloroso per parlarne. Le tue fidanzate gelose. La polenta di tua mamma mangiata su due sgabelli. La mia amica del cuore un tuo amore. I miei fidanzati, per te, sempre sbagliati come le mie minigonne. Un campeggio a Venezia dove volevi portarmi a 20 anni. Non ti ho mai risposto se volevo venirci. Posso farlo ora? Durante l'Università le nostre passeggiate dopo lo studio, con una striscia di focaccia o un pinguino. La musica da camera il lunedì al Carlo Felice. I tuoi amici un po' troppo bravini per me. Uno dei vantaggi nel vederti crescere: la panna cotta più buona di Genova. Come eri fiero. Poi cose non dette, bugie, dubbi, incomprensioni, malumori. Non sono mai riuscita a non vederti come qualcuno a cui dovevo comunque rendere conto, non lo eri ma era come se tu lo fossi il mio fratello maggiore. Alla fine senza neanche accorgermene la sofferenza di una mia amica a causa tua è stata eccessiva per me, ti sono sfuggita in malo modo o forse era solo mio mal di vivere. Tu non hai mai compreso. Credo tu non mi abbia ancora perdonata per aver cercato di buttare via il nostro pezzo di terra coltivato in così tanto tempo e con tanta cura. Erba, fiori, frutta. Tutto.

Al telefono però riesco a dirti che ho riposto il tuo bauletto di legno nella mia nuova casa,  vorrei mostrarti che ancora lo custodisco!

Ogni riferimento a cose o persone è puramente casuale

Foto di SEAWEEDS

In ordine di apparizione:

una bambina: Scamorza Di Roccapelata

un bambino:  Mariolino Calcestruzzo

Se volete ascoltare le due canzoni citate cliccare sulle parole e il titolo in arancione


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categoria:sogni, ritrovarsi, amici cari
lunedì, 10 settembre 2007
Non mi voglio più sentire impotente, offesa, nauseata. Per questo sono andata al v day. La politica per me, per tradizione familiare è importante e deve far parte della vita.

Una vecchia parola mi torna in mente, oggi fa un po' ridere, ma aveva pur un significato e non da poco: partecipazione. Non si può lasciar andare tutto al macero. La politica di oggi invece mi dà l'orticaria e mi infonde un insano bisogno di fuggire.

I giornali, a quello che leggo stamattina, parlano soprattutto di qualunquismo, populismo e dello sdegno di un signor nessuno come Casini, non raccontano con onestà delle reali aspettative, delle rivendicazioni del v day, di ciò che è successo, di ciò che significa.

 Almeno per ora. Io aspetto e ... beh... sapete cosa vi dico? mi piace lo sloganv-day  

Sì Provateci!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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categoria:sogni, auguri, importante, follia
martedì, 04 settembre 2007
Con circospezione il raggio di luna entrò piano dalla finestra, passò accanto alla tenda appena accostata, muovendosi esitante nella stanza e cercando Maristella; sul letto lei dormiva con quel sonno pesante di chi ha vissuto intensamente la giornata e cerca così il recupero di ogni energia. Era abbronzata e il raggio di luna sfiorandola avvertì il salino ruvido sulla pelle e il respiro d'aria di mare, il desiderio però che avvertiva impellente la spinse a svegliarla bruscamente.

“Ehi! avevi promesso ehi!”

Ma Maristella sembrava non accorgersi di nulla, le stavano passando davanti agli occhi immagini di cieli assolati e spruzzi di spuma, pesci volanti, raggi del sole accecanti e gocce di mare che si lanciavano leggere nell’aria. E tutto era così forte e appagante che le creava una muraglia tutt'attorno forte e potente attraverso la quale era impossibile far penetrare suoni e realtà esterna. Si era poi dimenticata dell’appuntamento consueto con la luna. Perché ogni sera, quando la luna si levava, Maristella si affacciava alla porta finestra che si apriva sul giardino e da quando era bambina le raccontava, senza pronunciare una sola parola, pensieri assurdi, temerari, sciocchi che nell’intera giornata non si poteva permettere di esprimere a nessuno: tutto quello che non poteva dire e nemmeno pensare. Negli ultimi tempi però era apparsa distratta e poco presente tanto che la luna le aveva strappato una promessa per quella sera. Le avrebbe raccontato l'evento straordinario che la portava lontano da lei. La luna nel suo vagare solitario si era abituata a quello strano appuntamento, molti personaggi affascinanti le avevano parlato, le avevano dedicato versi, l’avevano guardata ammirati ma mai nessuno aveva semplicemente chiacchierato con lei come si può fare con chiunque o con una amica. Quella bambina le aveva parlato e la luna per la prima volta si era sentita utile, considerata. D'altra parte non aveva mai avuto neanche una sorella, il sole era sempre stato un tipo con la puzza sotto il naso, radioso e regale, sempre contornato da satelliti servili, meteoriti smorfiose ed era troppo diverso da lei; per questo per millenni si era sentita davvero tanto sola. E Le stelle erano così lontane, la guardavano quiete ma mute e fredde. Così non era disposta a rinunciare a questa bambina anche se, doveva pur ammetterlo, era ormai cresciuta. Sapeva che nessun adulto ragionevole le avrebbe mai rivolto seriamente la parola, se pur silenziosa, ma la solitudine, che le aveva unite, sperava le avrebbe preservato l'amica .

La luna decise quindi di fare uno dei suoi scherzetti. Inspirando tutta l'aria che poteva nelle sue guancione, la luce che emetteva, diminuiva improvvisamente, anche perché, con il risucchio, le nuvolette che la circondavano si avvicinavano e la ricoprivano interamente, poi soffiando fuori tutta l'aria in un sol soffio la luce risplendeva ancora più forte e in quel caso avrebbe svegliato Maristella.

Ma prima che la luna riuscisse nel suo intento Maristella si alzò di scatto sedendosi sul letto, il buio improvviso l'aveva risvegliata e la luna si dovette fermare proprio nell'atto di espirare tutta l'aria che aveva nelle guance. Luna ! Luna!  – chiamò. Nel sonno il ricordo di una promessa non mantenuta era riaffiorata e il buio l'aveva trascinata prepotentemente fuori dalla riva del sonno. Non era mai successo che la chiamasse così a gran voce. La luna si agito, tossì, ingoiò aria che le  andò di traverso tanto che si mise a tossire così forte che gli alberi cominciarono a piegarsi e ad agitare i rami e le foglie, profondamente turbati e arrabbiati. Appena si riprese un poco le toccò una spalla con il primo raggio che riuscì a far uscire.

Sono qui! - le disse e Maristella scorgendola dalla finestra, ancora confusa dal sonno e con gli occhi gonfi e disabituati alla luce ma con il bisogno acuto di dirle subito quello che era successo, le urlò:  Ho  cercato tua sorella: la luna sprofondata nel mare dopo aver incontrato un pesce volante che mi ha rivelato il suo segreto ! E l'ho trovata!

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giovedì, 30 agosto 2007

pietre corseNel chiarore del primo mattino

noi

come piccoli pesci giunti sulla riva

cerchiamo

fra tonde pietre rosate quella luce specchiante che accarezza e sul pelo dell'acqua un sapore più tenue

tentando

di sedimentare quel buio e la profondità del mare più cupa.

Per scacciare dalla nostra esistenza pesanti acque notturne.

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categoria:sogni
Carlos Costantini

Javier Rodriguez y Geraldine Rojas