venerdì, 27 giugno 2008
Gomorra lNonostante tutti i tentativi intrapresi da chi so io per sviarmi dal mio proposito, sono riuscita ad andare a vedere iL FILM GOMORRA Premetto che non ho letto il libro ma la mia  prima sensazione a sorpresa è che non indugia affatto nel racconto, è un film che non si dilunga in descrizioni di personaggi, storie personali , caratteri. La denuncia è primaria a tutto.Una  denuncia che proclama a gran voce che ci sono generazioni, quartieri, regioni e uno stato: la nostra Italia,  lasciati a se stessi e alla malavita, all'aberrazione più totale, all'autogol, mi è apparsa infatti all'improvviso proprio questa parola e nella sua forma  più clamorosa. Emblematico è il napoletano che avvelena la sua terra per ottenerere i soldi per curarsi dai veleni! O il sarto dalla grande capacità anche se solo per copiare manifatture  italiane sartoriali di altrettanto valore (primo autogol) e che decide di svendere il suo talento alla concorrenza ( II autogol). Come possiamo noi italiani riuscire là, dove facciamo di tutto per perdere e perdere noi stessi! L'altra priorità del film che emerge senza sbavature è  la descrizione angosciante dei luoghi degradati dove si svolgono gli avvenimenti unita allo snocciolarsi degli stessi avvenimenti che pur essendo sconvolgenti si succedono tranquillamente nella loro ferocia come fossero quotidiani e banali. Tutto in funzione della denuncia in atto nel film. Ma nonostante il non voler indugiare  sui personaggi singoli e le loro storie, il non strizzare l'occhio a buonismi, a racconti che avrebbero avuto eccessivo patos, nel tentativo dunque di raccontare seccamente e in tono asciutto la trama del film, emergono paradossalmente, a tratti, in senso squisitamente cinematografico, personaggi "affreschi" che con poche sequenze di immagini riescono ad affiorare con grande forza narrativa, penso ad esempio al bambino nella piscinotta casalinga in mezzo al degrado e agli spari, all'uomo impiegato della camorra che aiuta la donna ad asciugare il pavimento.. E così  mi sorprendo a pensare: non sono singoli personaggi indipendenti e unici ma siamo NOI Italiani, personaggi archetipi degli italiani, NOI in varie fasi e momenti della vita: Il bambino che si affaccia alla vita e che non ha altri modelli da imitare se non chi ha sempre intorno: i camorristi (o gente simile: i furbacchioni, gli arroganti, quelli in malafede), per poi irrimediabilmente diventare lui stesso così, il giovane del sud che si presta pur di lavorare a un lavoro sporco salvo poi cercare di ribellarsi, due  ragazzi sbandati, ignoranti, quasi pazzi nella ricerca di una identità falsa e perduta  (chi da adolescente non ha sentito quella superbia che ti fa dire ma io ce la posso fare sono imbattibile, sono Scarface,  ve la farò vedere per poi prendersi delle grandi facciate nei muri da chi non ha certo pietà).Forse i due ragazzi folli nel loro delirio di onnipotenza incarnano proprio il malsano e lo schizzofrenico di questo sistema italiano mafioso che crea mostri che poi non possono e non riescono a sopravvivere alle sue stesse regole. Poi c'è Il sarto copia griffe, l'emblema del lavoratore sfruttato che per amore del suo lavoro e a causa della poca valorizzazione ricevuta lavorando con sacrificio e competenza, cerca di insegnare e di ricevere riconoscimento vendendosi alla concorrenza per poi buttare alle ortiche  questa sua grande capacità artigianale per salvarsi. Siamo noi.  Ma più di tutti emerge la figura italiana archetipa dell'impiegatuccio della camorra,  l'uomo pauroso e debole che vorrebbe lavorare in pace,(anche se per la camorra!), che non vorrebbe prendere posizione come non vorrebbe la violenza pur annegandoci dentro. Che non riesce a difendere nemmeno le persone che gli stanno a cuore e scavalca timoroso i cadaveri e fugge CERCANDO DI NON GUARDARE!
Il regista non può più essere il poetico cantore dei vitelloni, dove la poesia ammorbidiva i contorni, di tutti a casa, di una vita difficile in cui un barlume di speranza forse ancora viveva ma si avverte  un cronista sensibile certo ma ormai spietato.
Ci siamo quindi tutti, nei  momenti più diversi, nelle diverse età. Ed ecco alla fine il succo:  qualunque sia la ribellione intrapresa nelle sue opposte manifestazioni: diretta, nascosta , incosciente; non può aver alcun esito o via d'uscita. Nell'Italia di oggi sembra non esserci strada praticabile di ribellione. O no?
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categoria:progetti, storie vere, perdersi, aiuto gli unni
giovedì, 08 maggio 2008

un piccolo cagnuzzo, rinchiuso e rimasto solo perchè strappato al suo unico amico chiede aiuto quì

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categoria:importante, storie vere
lunedì, 31 marzo 2008

Lei improvvisamente prese la chiave appesa alla porta. Era una chiave grandissima, di ottone credo, pesante e tutta intarsiata, fin da quando ero piccola mi aveva sempre affascinato. Ma io non ero mica grande, in quel momento, no, credevo di esserlo. Ma quando lei, in preda all'ira, afferrò quella chiave, sentii un'onda di ghiaccio formarsi nel cuore quasi a fermarlo e mi vidi, come in uno specchio deformante, di nuovo piccolissima. Ebbi paura per la mamma. Fra le urla di entrambe quella chiave si muoveva come un re infuriato. A quel punto qualcosa mi disse di oppormi a quel re d'ottone. "Smetti, su, lasciala, posala, insomma!" mi sentii dire. Lei posò la chiave e la mamma mi disse: "Vai, cerca papà, digli di venire subito!" Io con le scarpe che volavano, scesi le scale, feci tutta la discesa senza guardare nessuno, e dopo aver attraversato quasi interamente la magica strada dei Palazzi più belli della città, Fausto Danielli_Strada Nuova_ Genova

salite le scale del magnifico cortile del Palazzo dove sapevo si trovava l'ufficio di papà, entrai in quell'antro oscuro che era la seconda entrata. Era un corridoio interamente di vetro con pareti di vetro, porte di vetro, ma tutto buio e senza anima viva e io sentii per l'ennesima volta che mi sarei persa.  Dove diavolo era il suo ufficio? A chi chiedere? E ora? Cosa sarebbe successo? La chiave terribile, potente, roteava sopra la mia testa. La vidi sul soffitto dell'ascensore che come una  gabbia di metallo vecchia e fredda si beava della mia prigionia e del mio spaesamento.A un tratto la porta si aprì e mi ritrovai in un corridoio bianco con tutte porte bianche, chiuse. Una figura passò senza vedermi. No, non ce l'avrei fatta, lo sapevo. Le lacrime cominciarono a scendere ma decisi con disperazione di chiedere la via giusta a una seconda figura umana.

"Chi cerchi? Chi? No, non è quì, non lo so dov'è,  hai sbagliato piano, no, non puoi andare lì. Prova più sotto, o forse più su. Chi può dirlo? Forse non c'è neanche.Sarà andato via. "

Ripresi l'ascensore e al rallentatore tornai a casa. Non so se mio padre tornò, non lo ricordo, i ricordi di quel giorno diventano sempre più deboli nella mente e si sfumano sempre più, sempre più labili nonostante la forza che avevano dentro, la forza della rabbia di lei, che non si potè placare certo come il mare dopo una burrasca. Ma ormai tutto era cambiato per noi. La chiave così piegata tacque da allora, per molto tempo ancora, sulla porta, come prima. Quella curva rimase come presagio, monito: qualcosa di imprevisto e terribile può sempre accadere. In ogni momento. Barba-Blu Caterina ZanodellaQualcuno la prende, la chiave più grande, troppo grande e decide per te della tua vita. Con quella chiave apre un periodo spaventoso pieno di luoghi difficili da percorrere, con imprevisti ed incognite, momenti pesanti da decifrare. Stravolge la tua vita per un attimo o forse più. E non puoi farci nulla e niente può fermarlo perchè, ed è questo fondamentale, anche chi brandisce la chiave malefica ha le sue ragioni e la sua rabbia è autentica.  

 

 

Immagini Fausto Danielli e Caterina Zanodella

 Musica : Tarantella - live - M.Gangi: Suite Italiana3 - "Libra" Guitar Duo

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categoria:sogni, storie vere, follia
lunedì, 10 marzo 2008

madonna TamaiNon è stato carino no, O Madonna di Lady Zolla, fuggire via così e sottrarci tutti quei ciotoli, che le spiagge liguri ora sono sparite e i cagnolini non sanno più dove portare i loro padroni a correre e a giocare e i bambini non sanno come creare i rimbalzi, zop! zop! sul mare, e con quali sassi?  E il mare , dal canto suo, se ne è subito approfittato, è avanzato a larghe onde, salendo fin su dalle finestre, per poi entrare con mille lingue e mille zampe liquide a rubare ora un panino ora un bicchier di vino

Non è stato carino no, o Madonna di Lady Zolla!

Che bimba Tamai ci ripaghi! sarà tuo il compito di chiederle di disegnare per noi mille uova multicolori così avremo le spiagge a uova di Popio da vegliare e proteggere e aspetteremo trepidanti il loro  schiudersi in coro all'arrivo dell'imminente primavera e assisteremo al primo volo, su questo mare impenitente, di tutti i Popio dal becco cinguettante e ridente.

e noi liguri, ispidi ed arcigni, nonostante il vuoto dei nostri scrigni, ci dimenticheremo di tutti gli affanni e i patimenti e perdoneremo i tuoi rubamenti,

o Madonna di Lady Zolla!

opalesc

che poi, ohibò,  la Madonna era di Tamai e i ciotoli-uova di Lady Zolla , deve esserci un po' di confusione! Sì.

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categoria:storie vere, popio uselin che perse il cuore, madonna di lady zolla
mercoledì, 05 marzo 2008

In fondo ad un vicolo, mentre cammino con la solitudine di una domenica mattina, una snella e nera volpe mi taglia la strada, mi guarda e fugge via.
Assomiglia alla mia solitudine, sai?
I suoi occhi inquieti sono in cerca di qualcosa, lo vedo, qualcosa che però sfugge, e non si ferma.
E la volpe pare cercarla, tenta di afferrarla, forse per starle vicino, anche soltanto un momento, a questa cosa lontana.
Poi volto a destra mentre la volpe, mi accorgo,  volta a sinistra. Ma ecco, torna e mi ripassa accanto,  Endless Summer il collo nudo e nero evidenzia il collare che non c'è, il seguire passi perduti, un'ansia leggera e pesante.
Una vecchina le cammina davanti forse la volpe la raggiungerà. Ma io so che non è lei, no, non è lei che la volpe vuole.
Così in quel desiderio non la vedo più, ci allontaniamo, ci dimentichiamo. Io e la volpe
A volte succede con la mia solitudine che si nasconde dietro ai tuoi passi, ai tuoi occhi e sogna.
Arrivo a San Lorenzo ed un libertango di strada si fa largo fra la gente e mi circonda insieme alla vita da cappuccino della domenica mattina
E da qualche parte chissà, in quale vicolo distratto,la volpe sempre in cerca, sempre in cerca.
Come la mia solitudine.
In her eyes . . .
 
 
 
pretty lat/long
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categoria:storie vere, ocho cortado, semplice diario di bordo
martedì, 04 dicembre 2007

Lavorare  

sognare

...forse ballare.

Ecco, sono io,  come una che pasticcia e vorrebbe essere ballerina  trotzkista  o che balla e vorrebbe essere pasticciera?

Ma! 

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categoria:storie vere
martedì, 23 ottobre 2007

Sostegno al magistrato De Magistris!

Appello per la Giustizia - Per De Magistris

 ascoltatelo quì 

e quì e pure quì

è importante svegliarsi, rendersi conto di quello che sta accadendo e partecipare facendo pressione fortemente sull'opinione pubblica, sui politici, 

 per non lasciare solo chi si impegna e lavora per dare una svolta al nostro paese.

Se ci sediamo e ci battiamo il petto con le parole:

siamo italiani e non c'è niente da fare perchè abbiamo il malaffare nel dna

lasciamo  morire metaforicamente e non, queste persone e le loro idee

un magistrato che si compra con il suo stipendio i mezzi informatici per lavorare e si paga gli spostamenti di lavoro che italiano è?

E' un italiano anche lui o no?

i TRULLARI  nuovi del partito democratico, i politici di governo che si definiscono di sinistra e tutti i loro accoliti si muovano

PRONTAMENTE

per mandare a casa quel ministro indegno che cerca di fermare le indagini che lo riguardano.

Non possiamo continuare ad essere ricattati da resti andati a male di una democrazia cristiana mafiosa che non sopportiamo più. O da nuovi sostituti

Solo allora daremo fiducia ai politici .

 Ci vuole un motivo valido per concederla

questo è uno!

 

"La mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere" (Giovanni Falcone)

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categoria:paolo borsellino, importante, storie vere
mercoledì, 19 settembre 2007

Con due sacchetti della spesa, su una larga strada del centro, l’altra sera aspettando Pop, alzo il naso e, nonostante gli alti palazzi che limitano la vista del cielo, mi accorgo di uno spettacolare tramonto che sta dando bella mostra di se fra lo smog e il grigiore delle auto, mettendo in risalto nuvole così rosa e soffici che per una (ben strana direte voi) associazione di idee mi fanno tornare alla memoria le parole della Magda Szabò nel romanzo La porta:

"non avevo mai considerato credibile uno scrittore che in qualche grande romanzo del secolo scorso paragonava il viso di un personaggio a un lago. Mi vergognai, come tutte le altre volte in cui avevo osato dubitare dei Classici: il viso di Emerenc non si poteva paragonare ad altro che a uno specchio d'acqua piatto, immobile, nel chiarore delle prime luci dell'alba"

Ed io, nello stesso modo, ho sempre trovato da ridire su pittori dai tramonti troppo luminosi di seta e splendenti, per quelle nuvole così sognanti e vaporose da apparire finte con tutte le loro sfumature di rosa e di verde nelle infinite tonalità possibili. Tramonti che sembrano re con le loro dame che sfilano con vestiti sgargianti. Roba da fotografi esotici o taroccati. Non li ho mai trovati molto credibili. Fino a stasera. Ma tutta la strada è illuminata e il cielo sembra appena uscito da una pellicola di via col vento e incombe sulla città con la sua lucentezza. Anche i palazzi, di un tenue rosa pure loro, si stringono gli uni agli altri intimiditi per l’insinuarsi dell’ombra azzurra della sera che riluce e fa risplendere ogni muro, ogni albero e il cielo, come ceralacca.

nuvole

Che posso fare io quì? Con le mie marmellate, il mio pane di segale il mio latte di soia chiusi nei sacchetti del dì per dì? Quanto sono piccola e buffa ?  Una buffa sinistrorsa mal riuscita con tendenze biologiche? 

Salgo sullo scooter di Pop e mi faccio venire il torcicollo dal tanto guardare.

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categoria:tramonti, storie vere
venerdì, 14 settembre 2007

Marpione: ciao mi hai colpito... vivo tra milano e new york e mi occupo di comunicazione...
cosa fai questa sera? se mi mandi un sms ti chiamo appena posso, ciao

sei di milano vero?

mi hai incuriosito... se ti va ci prendiamo un aperitivo questa sera?
ciao, cell. 00000 666666 9999999
scusa ma non sono pratico di questa cosa sono appena rientrato da n york in italia...

Smilla: oddio! ero proprio a terra stasera...aspettavo solo te ... e sei arrivato diretto  ... in volo da New York ..che emozione!!! flap flap *

a terra        * rumore di lunghe ciglia sinuose che sbattono languidamente

N.D.R. Non tutte le bionde nascono pupe!

 

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categoria:storie vere, sorriso
Carlos Costantini

Javier Rodriguez y Geraldine Rojas