Maria la muda y la morocha *
Buenos Aires, 1976, Confiteria Ideal, milonga * del jueves.

Maria, nella milonga*, siede sola al tavolo in prima fila e guarda assorta davanti a sé.
Coppie di ballerini le passano accanto. Intorno a lei, ai tavoli, le donne parlano fitto rivolgendo sguardi speranzosi alla parte opposta della sala dove siedono gli uomini che le scrutano penetranti ma senza guardarle negli occhi se non quando decidono di invitarle a ballare. Sembra invece che in Maria nulla susciti curiosità. Non coglie alcuno sguardo d'uomo che le arriva dal fronte opposto. Nessuno le si avvicina mai. Non parla con nessuno. Sola aspetta, quieta, trasparente.
Un fiume di avventori, ballerini, curiosi, malati di milonga entrano, passano, ed escono in un fluire incessante. Poi, ancora una volta, la porta della sala si apre, Maria sa che è Antonio ad entrare. Avverte la luce rossa dei capelli. Non si gira ma sente il viso chiaro e forte che si affaccia sulle teste dei ballerini che danzano sulla pista.
Antonio entra ed è sicuro che Maria è lì che lo aspetta. Percepisce lo sguardo che ora lo segue fra la gente ma, come sempre, non lo ricambia. Gli basta avvertire i suoi occhi che lo salutano, inquieti. Poi siede, ordina da bere, ringrazia il cameriere e senza dire nulla finalmente le si rivolge, solamente la guarda. Con un cenno impercettibile degli occhi e della testa Maria acconsente all'invito, allora Antonio si alza, si avvicina e l'abbraccia.
Sa già che troverà quel nodo scuro e duro sul cuore di lei, desideroso di essere sciolto, curato. Sarà la musica e il suo fiuto da lupo rosso che gli suggerirà il modo e il tempo.
Maria aspetta quel calore ferino da lupo affamato che chiede interpretazione e abbandono. Ma che poi dissolverà il gelo nero e soffocante che la ricopre. Nella musica, fra loro, parole non scritte, dall'alfabeto di terra, passano dall'uno all'altro senza far rumore. Un osmosi di sogni, desideri, paure e scoperte. Il brano suggerisce e i due ballerini scelgono itinerari nuovi in cui le parole non possono avere spazio.
Ma quella sera: un imprevisto. La porta si apre e una figura imponente, scura, dagli occhi obliqui entra con un lieve sorriso. La morocha.
Siede, accavalla le gambe nervose e saluta qualcuno con brevi sorrisi muovendo appena il capo.
Poi si accorge di Antonio che balla con Maria, lo fissa negli occhi con un'insistenza accesa; pochi lampi e Antonio sente il suo equilibrio vacillare. Gli occhi obliqui non lo lasciano un istante e lo sorreggono nell'attimo di smarrimento.
Alla fine della tanda* Antonio risponde allo sguardo, si presenta al tavolo di lei con impazienza e il ballo è inevitabile.
Balla con lei tutta la sera e i pomeriggi e le sere seguenti. Nulla riesce più a distoglierlo. Non vede più nulla, non sente più nulla, non si accorge di nulla di ciò che accade attorno a lui. L'unico suo pensiero è tornare alla Confiteria e ritrovare lei, la morocha.
Maria, ogni volta che li vede ballare, nei pomeriggi e nelle sere che seguono, avverte il suo silenzio di neve, ricoprirsi piano di una scorza opaca e gelata, è ormai in trappola dei cubi neri che le si formano nel cuore e glielo chiudono ormai in una morsa senza più sciogliersi.
Quando la squadra dei militari entra nella milonga la morocha indica Antonio che siede dall'altra parte del locale, nella parte adibita ai tavolini degli uomini. Due dei militari, attraversata la pista gremita di ballerini, con movimenti duri e senza possibilità di replica gli si avvicinano e quasi lo sollevano per le braccia.
Nel silenzio improvviso che è calato sulla sala immobile e come fotografata una voce sembra levarsi come un fantasma.
" No! Sono io quella che cercate. El pescado soy jo!"
La voce mai udita della muta per la prima volta scaturisce dalla bocca di Maria.
La muta, detta el pescado (il pesce), a cinque anni ha smesso di parlare dopo aver visto la madre morire sotto i suoi occhi durante un attentato peronista. Vent'anni dopo, a seguito del colpo di stato militare del 1976, nell'atmosfera apparentemente decadente e lieve delle milonghe di Buenos Aires, a rischio di chiusura, è a capo di una organizzazione di resistenza alla nuova dittatura argentina. Una donna e così pronta e silenziosa da guadagnarsi la stima dei suoi compagni. Inizialmente è il padre che si attiva per la resistenza ma misteriosamente un giorno scompare. La figlia quasi subito prende il comando, la sua menomazione e il suo lutto l'agevola dandole autorevolezza, mentre la sua attenzione vivace e la capacità di leggere i segnali degli avversari per prevenirli con movimenti sfuggenti a colpo di pesce le danno la fama di " el pescado" imprendibile e veloce. Ma per vincere inizialmente le resistenze dei machi argentini e per sviare i sospetti, el lobo rojo*, le fà da copertura. La sua debolezza: un uomo, un ballerino di tango.

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Muda: muta
Morocha: mora
Milonga:il luogo dove si balla tango e un ballo argentino
Tanda: serie di brani omogenea per autore o stile, di tango, milonga o vals intervallate da un brano musicalmente completamente differente chiamato cortina. Alla fine di ogni tanda durante la cortina i ballerini si lasciano e tornano ai loro tavoli per poi ricominciare a ballare.
Lobo rojo:lupo rosso