giovedì, 19 giugno 2008

librogioco

Avere o essere?Tango!

il linguaggio dimenticato.

Alle cinque della sera, giochi al buio:

punto, linea, superficie.

La musica del caso sulla strada

Oh Susanna ...

una menzogna quasi vera!

Avere o essere, Eric From, Mondadori 1980

T come tango. Un invito a muoversi al di là degli stereotipi, Meri Lao, Melusina, 1996  

Alle cinque della sera, Garcia Lorca, 1999, Giunti Demetre, Collana Acquarelli                                             

Il linguaggio dimenticato, Eric From, Bompiani, 1994 

Giochi al buio, Toni Morrison, Frassinelli, 1994

Punto, linea, superficie, Vasilij Kandinskij, Adelphi 1968

La musica del caso, Paul Auster, Guanda, Parma, Le Fenici 1999,

oh Susanna, Musiche e canzoni dall'America, Mondadori,

Una menzogna quasi vera, Conversazioni con Gérard de Cortanze, Paul Auster, Minumum Fax, 1998

librogioco 2


 

librogioco 3


    

Vasta è la prigione sulla strada

Seppellitemi con i miei stivali

Vasta è la prigione, Assia Djebar, Bompiani

Sulla strada, Jack Kerouac, Mondadori, 1999

Seppellitemi con i mei stivali, Sally Trench,


www.poesiadorsale.it



primo video dorsale  
[ vai da  ZOP  ]

Grazie Zop e Bierreuno e Ladyzolla

postato da: Smillapiffi alle ore 16:48 | Permalink | commenti (16)
categoria:tango
lunedì, 05 maggio 2008

E siete voi il mio remedio, come il ritrovarvi, lo scontrarmi con voi e l'avvicinarvi per uno scambio che è corpo e musica e qualcosa fra le righe che non so mai dire nè scrivere ma passa su quella musica che è nostro sogno ma anche vita. Uno strappo alla vita banale così pesante così pur sempre bella ma scura di problemi aggrovigliati.

E siete voi il mio remedio, amici cari e tanghi ed erba che si muove, e cresce e passa e ritorna.

Piccola, piccola cosa e piccola io.

 

Remedios

postato da: Smillapiffi alle ore 11:39 | Permalink | commenti (14)
categoria:tango, amici cari
venerdì, 29 febbraio 2008

Con te. Ieri. Con il sorriso e con la musica dentro al cuore e nei piedi, mairie_de_paris di Lorenzo  Mattottitutta dentro al ballo,

nel buio dei miei occhi chiusi,

ho intravisto l'immagine di quel  vecchio detto:

 " Siediti sulla riva del fiume ed aspetta. Prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico".

Ma senza rancore. Con il sorriso nei piedi e nel cuore. 

So che non ho forzato gli eventi.

Ho guardato te che partivi,  ricordi?

ma ho mantenuto il sorriso nel guardarti da lontano, da vicino, nel parlarti.

 

E tu con vesti chiare e differenti sei tornato

 

Ascolta Piazzola Oblivion libraguitar duo

So che Piazzolla ti farebbe incazzare per questo lo posto!

Immagini dal web site of Lorenzo Mattotti

postato da: Smillapiffi alle ore 19:31 | Permalink | commenti (15)
categoria:ritrovarsi, tango
venerdì, 18 gennaio 2008

 Poema Orchestra di Francisco Canaro

 

Ricordi?

Nella milonga*, come piccole ombre accese,  

le mie scarpe si distinguevano gialle e luminose nel seguirti,

nell'abbraccio per quei minuti, quanto la musica riuscì a condurci.

E nel tempo, negli anni,  ad ogni  attacco e subito alle prime note

le scarpe illuminano il buio delle mie milonghe ricordando

un pomeriggio d'estate,  un viaggio  e un pavimento mai più calpestato.

Più una caramella alla menta.

 

 

*Il luogo dove si balla tango ma anche un tipo di ballo.

postato da: Smillapiffi alle ore 16:42 | Permalink | commenti (9)
categoria:tango
venerdì, 19 ottobre 2007

In macchina con te in una notte svuotata di tango, mi sento come un fiore con lo stelo bruciato tanto mi fanno male i piedi. Devo aver ballato troppo o le scarpe belle sono troppo strette.  E tu mi riporti a casa come molte altre volte e mi guardi ma non mi riconosci e pure mi parli come se fossi la cassiera di un super dove stai comprando lamette per la barba. Così penso a quanto sono stata zitta con te quante parole rimastemi dentro tutte compresse nella gola. Quel giorno lontano d'agosto poi le ho scaraventate nell'Oceano insieme ai ghiaccioli  che quell'altro là mi aveva lasciato. Volevo essere leggera a Buenos Aires e poter ballare più vivace e veloce. Tu sai come.  Ma quanti pesi ho portato per te e notti insonni e giorni faticosi, quanti  doni ho rimandato indietro a causa tua: una notte stellata di salsa con il grande maestro, e dei sorrisi e degli occhi solo per me.

Tutte le parole non dette e i doni rinunciati hanno lasciato nel mio cuore ombre che ora si leggono fra le righe. mia13

Mentre andiamo, a un tratto, guidando, mi chiedi:

" Ma tu, in quel periodo, c'eri? Perchè io non ricordo nulla!" 

Mi volto e  mi basta un attimo per pugnalarti al cuore e non mi importa se sbandiamo!  Io sono un fiore dallo stelo bruciato!

Ho ballato troppo. Credo. 

 

 

Immagini della mitica  TAMAI!

Brano "La follia" del grande Giovanni Lo Cascio

...perdonatemi :)

postato da: Smillapiffi alle ore 19:07 | Permalink | commenti (5)
categoria:follia, tango
martedì, 25 settembre 2007

disegno di PakmurMi è così difficile tornare come andarmene. E oggi più di ieri. Tanto che ti vedo e non so più parlare.

Una palla che cade e rimbalza sul pavimento questo è il suono delle mie parole.

Si è persa quella luce con la quale, facilmente, giungevo a voi.

E con le scarpe ancora allacciate ballo sola come in un film mai girato.

Con gli occhi chiusi, con un'ombra, ballo sola.

postato da: Smillapiffi alle ore 15:08 | Permalink | commenti (14)
categoria:follia, tango
venerdì, 21 settembre 2007

Guardami!

Di ballare così

come di bere quando ho sete

così ho voglia.

giambo di Archiloco  mia libera interpretazione  (chiedo scusa)

Archiloco, un lirico greco, un saggio e buffo prof lo descriveva proclamando:

natura maschia ed indomabbile!

come il tango credo

e come siamo e saremo noi 

e

forse

ce la faremo.

sicuramente indomabili! Ormai

disegni di Shakib. grazie

anche al gorilla

pensalo bien!

postato da: Smillapiffi alle ore 17:18 | Permalink | commenti (15)
categoria:progetti, tango
lunedì, 17 settembre 2007

 torna a casa!Albero di Caco

 

 

 

 

 

grillobenvenutoÈ che il nostro amico grillo se ne parte. Il grillo che per tutta l’estate ci ha tenuto svegli cantando dal giardino di Pop sta facendo le valigie e se ne andrà presto al sud. Il mestiere di grillo è un mestiere in disuso, che non vuole fare più nessuno. E lui lo sa che ormai è obsoleto e presto non lo cercheranno più e sarà sempre più difficile per lui. Quì da Pop si è trovato bene, mi ha confidato, ama l’erbetta verde che cresce rigogliosa e la notte le stelle opache gli sembrano lontani grilli del firmamento che lo salutano con la loro luce. Ma ha già comprato il biglietto aereo e da solo con le sue zampette andrà all’aeroporto e viaggerà verso il sud del sud. Non ha voluto dirci né giorno né ora della partenza e non ha voluto che lo accompagnassimo. Odia gli addii e senza fretta e senza che ce ne accorgiamo sparirà dal suono tiepido delle nostre notti.

una matita fra l

 

 

 

 

Matita non si è ancora persuasa. Per convincerlo lo cerca ogni notte fra l'erbetta

Vuelvo al sur,  Gotan Projet

 Brano gentilmente concesso da COPPERHEAD Grazie della contaminazione!

postato da: Smillapiffi alle ore 16:53 | Permalink | commenti (12)
categoria:tango, el jardinero mágico
venerdì, 15 giugno 2007

Ieri pranzando con Pop scherzavo con un po' di amarezza sul fatto che in un mondo ormai capovolto i “buoni” vengono guardati dall'alto in basso, come se fossero solo degli sciocchi, dei poveri illusi. Puah! Buonisti!

Quante volte mi sono sentita dire con sufficienza: Ma tu sei una buona!

Chi cerca di comportarsi tentando l'equilibrio (“facendosi un culo così” ho detto poco elegantemente a Pop), cercando di capire e non offendere, là dove la regola è l'urlo o l'insulto, viene guardato con sospetto.

E se poi, finalmente, costui si arrabbia, apriti cielo! Come si permette!? AAAH vedi! (che soddisfazione!) In fondo è un mostro anche lui!

Ma, sia chiaro, non pensavo certo a me.

Pensavo ad una amica. Recente. Le amiche sono solita pensarle ad immagini. E l'immagine che mi è apparsa subito alla mente incontrandola e conoscendola è questa: sei in macchina e costeggi un prato. Decidi di scendere e vedere da vicino questa strana distesa verde, tanto spesso lontana dalla quotidianità, così ti togli le scarpe e cammini un po' sull'erba (ho sempre amato questa sensazione tattile) Ma inaspettatamente ti trovi davanti ad un cespuglio di margherite!

Guarda che belle Pop!  

foto di Aleyakke

Generalmente me le porto a casa con radici e tutto per piantarle in giardino. Se è un'amica è più difficile! E poi il fidanzato non apprezzerebbe!

La margherita è un fiore particolare dai colori timidi ma delicati. Bianco e giallo Se non esistesse questo fiore nessuno potrebbe immaginarlo, inventarlo. La sua bellezza è evidente ma senza eccessi, ha petali ordinati e come un piccolo sole li tende per ogni dove. E' un fiore generoso, senza pubblicità, te ne accorgi quando ti avvicini e lo guardi. L'effetto è luminoso. Incantevole.

Saltando di paolo in frasca, le ho voluto dedicare, per consolarla un po', questi due film di Gianluigi Toccafondo (visto che lo abbiamo toccato più volte, il fondo, in questi ultimi giorni ) sapendo che ama il tango (lei!) 

Toccafondo è uno dei più versatili e originali artisti italiani contemporanei, è anche un autore di cinema d'animazione di fama internazionale che unisce con la sua tecnica particolare,  diverse arti: animazione, pittura, disegno, illustrazione, fotografia. Avete presente le pubblicità, di qualche anno fa, della Sambuca Molinari? Quelle dove un tipo, rosso di capelli, sfigatino, è indeciso su cosa bere o una donna dalla capigliatura improbabile canta ambarabacciccìcoccò? Sono sue! La sua opera, molto originale, pone l'accento, con ironia, su un'immagine in movimento che si trasforma, si deforma in personaggi fantastici, da incubo, che si allungano inverosimilmente. In una intervista dichiara: il mio primo vero amore è la pittura e vedo quindi  il cinema come una  "pittura in movimento" Guardate un po'!

 

La pista. Musiche: tanghi celebri
Gianluigi Toccafondo, Simona Mulazzani. La pista è il luogo del movimento; un percorso lungo il quale si raccontano storie legate tra loro come cicli. Qualche vibrazione, in accordo con un tango, annuncia la messa in scena di un amore inquieto, troppo instabile per rimanere protagonista. Le corse degli amanti, attraverso equilibri precari, suscitano incontrollate trasformazioni.
 

La Coda. Musiche di Astor Piazzolla!

La coda rielabora pittoricamente, attraverso la tecnica delle fotocopie ritoccate -usualmente adottata dall’autore- topoi del cinema muto (e, in particolare, sequenza del film di Buster Keaton), creando un suggestivo confronto tra l’arte del movimento e il movimento dell’arte.


postato da: Smillapiffi alle ore 17:57 | Permalink | commenti (13)
categoria:tango, amici cari
venerdì, 06 aprile 2007

Maria la muda y la morocha *

Buenos Aires, 1976, Confiteria  Ideal, milonga * del jueves.

FUMANDO ESPERO

Maria,  nella milonga*,  siede sola al tavolo in prima fila e guarda assorta davanti a sé.

Coppie di ballerini le passano accanto. Intorno a lei, ai  tavoli, le donne parlano fitto rivolgendo sguardi speranzosi alla parte opposta della sala dove siedono gli uomini che le scrutano penetranti ma senza guardarle negli occhi se non quando decidono di invitarle a ballare. Sembra invece che in Maria nulla susciti curiosità. Non  coglie alcuno sguardo d'uomo che le arriva dal fronte opposto. Nessuno le si avvicina mai. Non parla con nessuno. Sola aspetta, quieta, trasparente.

Un fiume di avventori, ballerini, curiosi, malati di milonga entrano, passano,  ed escono in un fluire incessante. Poi,  ancora una volta,  la porta della sala si apre, Maria sa che è Antonio ad entrare. Avverte la luce rossa dei capelli. Non si gira ma sente il viso chiaro e forte che si affaccia sulle teste dei ballerini che danzano sulla pista.

Antonio entra ed è sicuro che Maria è lì che lo aspetta. Percepisce lo sguardo che ora lo segue fra la gente ma, come sempre, non lo ricambia. Gli basta avvertire i suoi occhi che lo salutano, inquieti. Poi siede, ordina da bere,  ringrazia il cameriere e senza dire nulla finalmente le si rivolge, solamente la guarda. Con un cenno impercettibile degli occhi e della testa Maria acconsente all'invito,  allora Antonio si alza, si avvicina e l'abbraccia.

Sa già che troverà quel nodo scuro e duro sul cuore di lei, desideroso di essere sciolto, curato. Sarà la musica e il suo fiuto da lupo rosso che gli suggerirà il modo e il tempo.kopf

Maria aspetta quel calore ferino da lupo affamato che chiede interpretazione e abbandono. Ma che poi dissolverà il gelo nero e soffocante che la ricopre. Nella musica,  fra loro, parole non scritte,  dall'alfabeto di terra,  passano dall'uno all'altro senza far rumore. Un osmosi di sogni, desideri, paure e scoperte. Il brano suggerisce e i due ballerini scelgono itinerari nuovi in cui le parole non possono avere spazio.

Ma quella sera: un imprevisto. La porta si apre e una figura imponente, scura, dagli occhi obliqui entra con un lieve sorriso. La morocha.

Siede, accavalla le gambe nervose e saluta qualcuno con brevi sorrisi muovendo appena il capo.gloves

Poi si accorge di Antonio che balla con Maria, lo fissa negli occhi con un'insistenza accesa; pochi lampi e Antonio sente il suo equilibrio vacillare. Gli occhi obliqui  non lo lasciano un istante e lo sorreggono nell'attimo di smarrimento.

Alla fine della tanda* Antonio risponde allo sguardo, si presenta al tavolo di lei con impazienza e il ballo è inevitabile.

Balla con lei tutta la sera e i pomeriggi e le sere seguenti. Nulla riesce più a distoglierlo. Non vede più nulla, non sente più nulla, non si accorge di nulla di ciò che accade attorno a lui. L'unico suo pensiero è tornare alla Confiteria e ritrovare lei, la morocha.

Maria, ogni volta che li vede ballare, nei pomeriggi e nelle sere che seguono, avverte il suo silenzio di neve,  ricoprirsi piano di una scorza opaca e gelata, è ormai in trappola dei cubi neri che le si formano nel cuore e glielo chiudono ormai  in una morsa senza più sciogliersi.

Quando la squadra dei militari entra nella milonga la morocha indica Antonio che siede dall'altra parte del locale nella parte adibita ai tavolini degli uomini. Due dei militari,  attraversata la pista gremita di ballerini,  con movimenti duri e senza possibilità di replica gli si avvicinano e quasi lo sollevano per le braccia.

Nel silenzio improvviso che è calato sulla sala immobile e come fotografata  una voce sembra levarsi come un fantasma.

" No! Sono io quella che cercate. El pescado soy jo!"

La voce mai udita della muta per la prima volta scaturisce dalla  bocca di Maria.

La muta, detta el pescado (il pesce), a cinque anni  ha smesso di parlare dopo aver visto la madre morire sotto i suoi occhi durante un attentato peronista. Vent'anni dopo, a seguito del colpo di stato militare del 1976,  nell'atmosfera apparentemente decadente e lieve delle milonghe di Buenos Aires a rischio di chiusura, è a capo di una organizzazione di resistenza alla nuova dittatura argentina. Una donna e così pronta e silenziosa da guadagnarsi la stima dei suoi compagni. Inizialmente è il padre che si attiva per la resistenza ma  misteriosamente un giorno scompare. La figlia quasi subito prende il comando,  la sua menomazione e il suo lutto l'agevola dandole autorevolezza,  mentre la sua attenzione vivace e la capacità di leggere i segnali degli avversari per prevenirli con movimenti sfuggenti a colpo di pesce le danno la fama di " el pescado"  imprendibile e veloce. Ma per vincere inizialmente  le resistenze dei machi argentini e per sviare i sospetti,  el lobo rojo*,  le  fà da copertura. La sua debolezza: un uomo, un ballerino di tango.

tango

 

 

 

 

 

 

 

*

Muda: muta

Morocha: mora

Milonga:il luogo dove si balla tango e un ballo argentino

Tanda: serie di brani omogenea per autore o stile, di tango, milonga o vals intervallate da un brano musicalmente completamente differente chiamato cortina. Alla fine di ogni tanda durante la cortina i ballerini si lasciano e tornano ai loro tavoli per poi ricominciare a ballare.

Lobo rojo:lupo rosso

postato da: Smillapiffi alle ore 18:55 | Permalink | commenti (34)
categoria:tango
Carlos Costantini

Javier Rodriguez y Geraldine Rojas