Sono una ballerina che per hobby e sicuramente per denaro lavora fra le scartoffie. La neve è nei miei ricordi ma è la musica che scorre nelle mie vene.I libri i miei amici più cari e il mare è il luogo dove ritrovarmi. Una gatta dorme sul mio comò.
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"Trovo che la televisione sia molto educativa. Ogni volta che qualcuno l'accende,vado in un'altra stanza e leggo un libro".
Groucho Marx
Paul Auster:«Basta guardare qualcuno in faccia un po' di più, per avere la sensazione alla fine di guardarti in uno specchio.»
"No vives para la danza, sino que la vida te hace danzar. Se olvida que el baile no es un ejercicio, el baile es un estado anímico que sale a través de un movimiento. Por eso mi compañía está humanizada. Hay gordos y flacos, calvos, altas, con tetas gordas, sin tetas; es un pueblo que baila, no son bailarines que imitan a un pueblo. El baile no son los pasos, la danza es lo que hay entre paso y paso. Es como el toreo. Por eso bailar despacio descubre a los malos bailarines, como a los toreros los buenos toros".
Antonio Gades
Alberico ancora in ufficio spegne il computer, indossa la giacca, prende la valigetta ed esce. Come ogni sera torna a casa a piedi con quel suo passo dondolante, lento. Aperto il portone sale le scale fino all'ultimo piano e apre la porta. Ormai lo sa, è consapevole che non la troverà, che non lo sta aspettando, che la casa è vuota. Ma lo sorprende sempre accorgersi che tutto è rimasto esattamente come la mattina. Le bollette sulla mensola nell'entrata, la tazzina del caffè sul lavello, una foglia sul pavimento sotto la pianta. Nel silenzio l'immobilità continua ed insistente di ogni cosa ne segnala l'assenza.
La sua cena è frugale: mezzo bicchiere di rosso, riso e pesciolini. Ha imparato a prepararsi tutto da solo con garbo ma senza molta fantasia. Appena ha finito rassetta per bene, va in sala e apre la finestra. Nel suo volo passa nuovamente sotto il suo ufficio, ma sembra non accorgersene, mentre entra nella notte con ostinazione nel tentativo di raggiungere le sue profondità, i suoi spessori alla ricerca di oscurità, desiderando assorbire, far parte di quel cielo nudo di stelle. Forse spera di ripararsi con lenzuoli notturni dalle frecce dei ricordi .
Mentre sta per tornare sembra rammentarsi improvvisamente di qualcosa e si dirige in fretta verso una luce straordinariamente luminosa; è quel forno che conosce già, dove tutti quei piccoli omini a quest'ora si affannano a finire il loro lavoro per poi lasciare una luna appena sfornata librarsi leggera nell'aria. Alberico la guarda mentre lei sorridente si leva nel buio. Poi torna velocemente a casa. L'apparizione del volto di una luna sorridente così simile al volto e al sorriso di lei è l'ultimo frammento di ricordo che gli rimane e a cui non sa rinunciare, ogni notte, nonostante la caparbia volontà di dimenticarla. Con la medesima ostinazione la cerca e la guarda nella notte silenziosa perchè non sa trovare altro modo per riuscire ad avere un po' di pace e finalmente dormire.
In casa chiude la finestra, si riordina meticolosamente con il becco le penne delle ali, va a letto e spegne la luce.
La mattina dopo ecco che nuovamente quell'impertinente di un gabbiano gli appare su un comignolo davanti alla finestra della camera. E lo guarda, ancora, con aria indagatrice.
Dalla finestra dell'ufficio Alberico guarda fuori. Tetti, comignoli, balconi. Un prurito improvviso al lobo dell'orecchio destro lo avverte che qualcuno lo sta osservando. Si volta: su un cornicione, con un unico occhio, un gabbiano lo fissa . Non saprebbe dire perchè ma in quello sguardo coglie un che di familiare, conosciuto, fraterno. Non riuscirebbe a spiegarne il motivo. Il gabbiano lo punta ora con l'altro occhio e sembra proprio volergli parlare quando:
Ora! Se lei non fosse entrata! Se lei in quel momento, quella megera dalla voce gracchiante, se, dico, non fosse entrata, adesso lui saprebbe cosa, santo cielo, voleva comunicargli quel dannato gabbiano così... misteriosamente... intimo!
Finalmente finito il pistolotto la vecchia strega, grazie agli dei, esce dalla stanza.
Ma Alberico si accorge subito che il gabbiano non c'è più, volato ormai chissà dove!
Tutto tace sui tetti.
Non gli rimane che riassestarsi per benino le penne delle ali con il becco e riprendere il lavoro di archivio al computer.
Non riesco a scrivere nulla, non trovo il tempo. Il mio ufficio in questi giorni lo vivo così: troppo piccolo (ma questo sempre) lavoro, che passano le ore che non me ne accorgo, silenzio e un po' di desolazione.
Senza scampo.
Edward Hopper Office at night (1940) Walker Art Center