venerdì, 27 luglio 2007

invioLa mia nuova collega fa la spiritosa.

Certo, quando arrivo la mattina, lei è già lì che mi aspetta, efficiente, sveglia, più che presente.

Si nasconde, nel buio dell'ufficio, e attende il momento di mettersi al lavoro con quella sollecitudine fastidiosa ed insistente.

Pronta ad iniziare. Nervosa.

La finestra del mio ufficio dà su un muro di vicolo strettissimo e quasi sempre non passa il più piccolo raggio di sole.

Così non so mai dove diavolo sta e quando arriverà su di me a chiedermi qualcosa.

Certo non è che mi dissangua ...ma quasi.

La mia collega è arrivata a luglio quando si è più stanchi e si delega volentieri a qualcuno

 ...ma in questi termini mi rifiuto.

Insomma, il mio corpo è mio e nessuna dannatissima zanzara d'ufficio potrà servirsene deliberatamente fino a questo punto!

E poi io ...non ero una pupa quasi farfalla... io?

Che ci faccio con una zanzara?

 

mosca

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categoria:ufficio
venerdì, 01 giugno 2007

 Alberico seconda puntata, per la prima guarda quì 

Folon Au pays des merveillesAlberico ancora in ufficio spegne il computer, indossa la giacca, prende la valigetta ed esce. Come ogni sera torna a casa a piedi con quel suo passo dondolante, lento. Aperto il portone sale le scale fino all'ultimo piano e apre la porta. Ormai lo sa, è consapevole che non la troverà, che non lo sta aspettando, che la casa è vuota. Ma lo sorprende sempre accorgersi che tutto è rimasto esattamente come la mattina. Le bollette sulla mensola nell'entrata, la tazzina del caffè sul lavello, una foglia sul pavimento sotto la pianta. Nel silenzio l'immobilità continua ed insistente di ogni cosa ne segnala l'assenza.

La sua cena è frugale: mezzo bicchiere di rosso, riso e pesciolini. Ha imparato a prepararsi tutto da solo con garbo ma senza molta fantasia. Appena ha finito rassetta per bene, va in sala e apre la finestra. Nel suo volo passa nuovamente sotto il suo ufficio, ma sembra non accorgersene, mentre entra nella notte con ostinazione nel tentativo di raggiungere le sue profondità, i suoi spessori alla ricerca di oscurità,  desiderando  assorbire,  far parte di quel cielo nudo di stelle. Forse spera di ripararsi con lenzuoli notturni dalle frecce dei  ricordi .

Mentre sta per tornare sembra rammentarsi improvvisamente di qualcosa e si dirige in fretta verso una luce straordinariamente luminosa; è quel forno che conosce già, dove  tutti quei piccoli omini a quest'ora si affannano a finire il loro lavoro per poi lasciare una luna appena sfornata librarsi leggera nell'aria. Alberico la guarda mentre lei sorridente si leva nel buio. Poi torna velocemente a casa. L'apparizione del  volto di una luna sorridente così simile al volto e al sorriso di lei è l'ultimo frammento di ricordo che gli rimane e a cui non sa rinunciare, ogni notte, nonostante la caparbia volontà di dimenticarla. Con la medesima ostinazione la cerca e la guarda nella notte silenziosa perchè non sa trovare altro modo per riuscire ad avere un po' di pace e finalmente dormire.

In casa chiude la finestra, si riordina meticolosamente con il becco le penne delle ali, va a letto e spegne la luce.

Gallo di Iván PizarroLa mattina dopo ecco che nuovamente quell'impertinente di un gabbiano gli appare su un comignolo davanti alla finestra della camera. E lo guarda, ancora, con aria indagatrice.

E' solo un attimo poi vola via.

CHI DIAVOLO SEI, !? gli urla Alberico CHE VUOI?

yek yek

postato da: Smillapiffi alle ore 17:49 | Permalink | commenti (19)
categoria:ufficio, follia, alberico
mercoledì, 09 maggio 2007

guttusoDalla finestra dell'ufficio Alberico guarda fuori. Tetti, comignoli, balconi. Un prurito improvviso al lobo dell'orecchio destro lo avverte che qualcuno lo sta osservando. Si volta:  su un cornicione, con un unico occhio, un gabbiano lo fissa . Non saprebbe dire perchè ma in quello sguardo coglie un che di familiare, conosciuto, fraterno. Non riuscirebbe a spiegarne il motivo. Il gabbiano lo punta ora con  l'altro occhio e sembra proprio volergli parlare quando:

swarteOra! Se lei non fosse entrata! Se lei in quel momento, quella megera dalla voce gracchiante, se, dico, non fosse entrata, adesso lui saprebbe cosa, santo cielo, voleva comunicargli quel dannato gabbiano così... misteriosamente... intimo!

Finalmente finito il pistolotto la vecchia strega, grazie agli dei, esce dalla stanza.

Ma Alberico si accorge subito che il gabbiano non c'è più, volato ormai chissà dove!

Tutto tace sui tetti.

Non gli rimane che riassestarsi per benino le penne delle ali con il becco e riprendere il lavoro di archivio al computer.

folon

Ma la prossima volta!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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categoria:ufficio, follia, alberico
mercoledì, 13 dicembre 2006

 

Non riesco a scrivere nulla, non trovo il tempo. Il mio ufficio in questi giorni lo vivo così: troppo piccolo (ma questo sempre)   lavoro, che passano le ore che non me ne accorgo,  silenzio e un po' di desolazione.

Senza scampo.

 

Edward Hopper Office at night (1940) Walker Art Center

postato da: Smillapiffi alle ore 10:48 | Permalink | commenti (33)
categoria:ufficio
Carlos Costantini

Javier Rodriguez y Geraldine Rojas