venerdì, 14 settembre 2007
 Cara Simo, cari tutti, caro (massì mi sono montata la testa) Scalfari

Non sono d'accordo per nulla con l'editoriale dell'editorialista per eccellenza di Repubblica (quì )

Invasioni barbariche? Caro Eugenio se non te ne sei accorto fra i barbari ci siamo già da tempo.


Le parole di  David Grossman citate a sproposito hanno colpito anche me ma per la ragione opposta perchè mi hanno fatto venire in mente...

proprio la sinistra italiana (come mi ricordano la destra, ma a me fa più male vederci la sinistra )

A me che sono cresciuta in una famiglia di sinistra, DOC. Fra feste de L'Unita, concerti e comizi!


Fate come me provate a mettere davanti alle parole dello scrittore la parola sinistra italiana:

ho messo in verde le parole di Grossman
Ci fa comodo, quando si parla di responsabilità personale, far parte d'una massa indistinta, priva di volto, d'identità e all'apparenza libera da oneri e colpe

Identità di sinistra. Priva di volto!. In che cosa mi riconosco io se guardo la coalizione di sinistra?

L'identità non si basa sul non essere (non siamo come Berlusconi) ma sull'essere. Cosa siamo?

Dove sono le leggi sui Dico, quelle sul conflitto di interesse, la politica di pace?

Dove si differenzia la sinistra dalla destra in questo momento? ( mi viene in mente solo lo sparuto Bersani )


continua Grossman parlando di DERESPONSABILIZZAZIONE:   Ci rendiamo conto che gran parte di essi trasformano i loro utenti in massa? E lo fanno con prepotenza e cinismo, utilizzando un linguaggio povero e volgare, trasformando problemi politici e morali complessi con semplicismo e falsa virtù, Noi siamo i buoni, i cattivi sono gli altri , i Berlusconi, i nani malefici. Lottiamo contro il male. Ricordate? (Base della campagna elettorale PROTRATTA PER MESI!)

In molti modi, palesi o nascosti, liberano l'individuo da ciò di cui lui è ansioso di liberarsi: la responsabilità verso gli altri per le conseguenze delle sue azioni ed omissioni creando intorno a noi un'atmosfera di prostituzione spirituale ed emotiva è un dovere morale votare noi, contro il Berlusca cattivo, se votate per noi sistemeremo tutto vi salveremo dal nanofascistacattivoladro

che ci irretisce rendendo "kitsch" tutto ciò che tocchiamo: le guerre, la morte, l'amore, l'intimità

le favole che ci hanno raccontato sulle truppe mai ritirate,  WELBY , i pacs: temi reimpastati mille volte

ci trasformiamo in massa nel momento in cui rinunciamo a pensare, a elaborare le cose secondo un nostro lessico e accettiamo automaticamente e senza critiche espressioni terminologiche e un linguaggio dettatoci da altri

Mi viene in mente il linguaggio da retorica di sinistra vecchia, logora, ormai priva di significato perchè non più aderente alla realtà che viaggia oggi. Termini che continuiamo a ripetere instancabili e deresponsabilizzati. Perchè Siamo di sinistra noi!

E' da anni che mio padre borbotta:”non studia più nessuno, nessuno studia i problemi come facevamo noi costretti da Togliatti! Parlano per slogan!”

Vecchi termini riutilizzati a vanvera:

solidarietà che cosa significa oggi? per gli immigrati: farli lavorare per la mafia? Prostituirli per arricchire la mafia? per arricchire le aziende che non pagano le tasse?

Uguaglianza: per chi? Per i già previlegiati? Uguaglianza nell'essere presi in giro da chi gestisce?

REDISTRIBUZIONE DELLE RISORSE: fra chi? I lando e gli Iasotti che fanno affari insieme nella mia Genova?

LAVORO: dove?

Salari dignitosi quando?

Politica sociale: ho 38 anni e potrò fare un figlio quando andrò in pensione,se l'avrò mai Grazie della vostra politica sociale!

Poi perchè chi protesta in piazza, sui blog dopo aver letto  scritto, pensato è ritenuto DERESPONSABILIZZATO? che strizza l'occhio al dittatore?

Non sono i "Grilliani" che hanno strizzato l'occhio per decenni al regime delle tangenti, alla mafia, al non stato : i veri dittatori di oggi e di ieri

Caro Eugenio la tua cattiva coscienza di giornalista come quella politica  che hanno chiuso gli occhi per troppo tempo ora fa guardare il dito (il termine vaffanculo) e non la luna (i nostri problemi reali!) Guardaci! Come siamo ridotti! Piantala con i tuoi editoriali lunghi cinque pagine sul sesso degli angeli.

Anche voi giornalisti scendete sulla riva del fiume e guardatevi e fate un po' di autocritica.

Grillo è scivolato sulla buccia di banana del termine, dello slogan, e va bene! Non sta bene, è brutto, è volgare

Allora rifacciamoci alla rivoluzione francese. Ai suoi tre famosi slogan. Così anche Eugenio Scalfari, che ha studiato, potrà comprenderci  e non ci redarguirà come bambini che parlano male. La rivoluzione francese è vecchia, ormai inoffensiva sui suoi risvolti repressivi e piace a quasi tutti.

Così torneremo sereni e felici. Slogan semplici ma puliti e seri e dall'accento francese!

ONESTE'

FATTI' CONCRETI' e non seulement mots

RICAMBIO' IN POLITIQUE

promuovo L' OFR DAY

Ah! a proposito anche io vorrei Gramsci per più di una legislatura e invece ho De Michelis:

Forse le regole vanno cambiate se cambiano le merci disponibili sul mercato.

Non posso neanche difendermi? Dirlo? protestare? neanche in piazza o sui blog?

Lo hanno fatto mio nonno contro il duce, mio padre contro la DC definendosi entrambi democratici e se lo faccio io contro Andreottimastellademicheliscasini sono definita anarchica o donna qualunque?

Caro Scalfari, uomo e giornalista qualunque e qualunquista sarà lei!

Dove sono i Pajetta, i Togliatti i De Gasperi di oggi? Me li fate vedere per favore !!!???

IO mi riconosco di più nelle parole della Gabanelli giornalista senza pulpito quì









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categoria:sogni, insonnia, follia, uomo verde, discendenza, panni puliti
venerdì, 16 marzo 2007

La nuvola

Quì: prima puntata, seconda puntata

Ascolta Alba

L'uomo verde risalì in macchina. Guardò un'ultima volta la bella di paglia  sentendo ancora su di sè lo sguardo nero e cupo della fabbrica, quindi con gesto deciso avviò il motore e partì facendo cantare rombando il motore. Percorremmo ancora un breve tratto di zona industriale che poco a poco  lasciò il posto ad una distesa desertica, pietrosa, brulla che si presentava silenziosa davanti a noi. Era come essere stati catapultati su una faccia della luna.

pietreLa guida  dell'Uomo verde si era spogliata dell'energia scattante e impaziente di poco prima ed era divenuta regolare ed assorta. Come spento pareva  perso in un pensiero pesante.

Mano a mano che procedemmo la distesa pietrosa si fece più morbida e dolce fino a trasformarsi in dune sabbiose che bianche, setose ci vennero incontro danzando.

duneDopo una duna più alta ci avvolse un profumo inconfondibile: all'orizzonte, grattando la lunga spiaggia , una grande mano azzurra  ci salutava placida e spumosa

ascolta cairo dal cielo

mare 2Il mare! esclamò l'uomo verde ma lo sguardo sorpreso subito si trasformò in una espressione dubbiosa: Come diavolo posso proseguire ora con tutta quest'acqua!!!? Con la consueta velocità, in pochi minuti, fermò l'auto, scese e raggiunse la battigia. Il mare gli bagnò i piedi, scherzando sussurrando fra i ciotoli. Si voltò una volta, rapido, verso l'auto forse si sentiva nuovamente osservato,  mi nascosi. Per la rapidità del tuffo lo vidi quindi a stento mentre si gettava in mare Nuotare, sì nuotare, nuotare!. Ecco, prima un braccio, poi l'altro. Le gambe: una, l'altra.  Nuotò così senza fermarsi con quell'energia esasperata, rabbiosa che gli era propria. Che sto facendo?! Si fermò di colpo. Distese braccia e gambe sulla superficie del mare e chiuse gli occhi. Ma appena tutto scomparve sentì il peso di quell'immenso azzurro fra mare e cielo. Tutt'attorno a lui era azzurro, troppo azzurro!.Lo schiacciava in una morsa, lui, un puntino verde e luminoso. Perse la consapevolezza di chi fosse, di dove fosse. Era ormai una piccola goccia di verde in balia di una troppo grande distesa  celeste.

Sei una medusa? Aprì gli occhi Ehi! Dico a te! Sei una medusa? Si voltò a destra poi a sinistra Sono quassù mi vedi? Appena alzò la testa vide una nuvoletta proprio sopra di lui. Ho visto una luce verde e ho creduto fossi una medusa, ma vedo che sei un uomo, o no?. Che fai così verde e lucente in mezzo al mare? nuvola

Credo...ecco...sto fuggendo!  Da che cosa? Ma senza aspettare la risposta la nuvoletta gli calò una scaletta di nebbia, lunga, lunga fino al mare. L'uomo verde salì.

Ero così sconvolta quando lo vidi sparire che corsi sulla spiaggia senza sapere bene cosa fare poi presa da uno sconforto che non saprei dire mi misi a lanciare in mare furiosamente tutte le pietre che trovai. Lacrime brucianti mi scorrevano copiose sulle guancie e non si fermavano. Brucianti e azzurre lacrime.

continua

Brani: Alba e Cairo dal cielo dall'album Mediterraneo e Altri Orienti di FacrikaGiovanni Lo Cascio, Elvira Impagnatiello. Dal loro sito Musicherai 

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categoria:uomo verde
martedì, 13 febbraio 2007

II LA BELLA DI PAGLIA

La colonna sonora  quì

Dopo un quartiere di case abbarbicate l'una all'altra percorremmo una zona periferica dove si ergevano capannoni e fabbriche abbandonate su campi grigi e brulli battuti da un vento lieve. Una curva ci fece svoltare a sinistra e ci trovammo di fronte ad un terreno arato al cui limitare sorgeva una fabbrica nera dall'aria muta e fuligginosa, affiancammo quindi un grande campo coltivato a bietole e cavoli; in mezzo si scorgeva una figura immobile, aveva due trecce  di paglia fermate da due fiocchi dal colore rosso acceso e il vestito del medesimo colore. Nel paesaggio la figura spiccava come una rosa nella stoppa.

spaventapasseriL'uomo verde fermò bruscamente l'auto e la guardò perplesso.Scese e  la raggiunse rapidamente con così pochi passi che io stentai a crederlo.

 Che bella sei!

La sua bocca era un papavero.

Tutta di paglia e fiori di campo!.

E il naso una spiga di grano.

Ma sei prigioniera come lo ero io, tu, legata a questo legno!

Non puoi rimanere quì, non posso permetterlo, non sembri fatta per questa desolazione. Vieni via con me, scendi da questo legno,  ti porterò su quella macchina rossa là, vedi? Troverò per te un campo di rose rosse, in una valle dove  la terra e il sole faranno a gara per risaltare i tuoi colori,. O no, che dico, arriveremo al mare. Prenderemo una barca e navigheremo fino a scoprire una qualche terra mai scoperta ma fatta apposta per noi!

Come sei luminoso uomo verde! Sembri sincero e le tue belle parole mi colpiscono e accarezzano come il vento in primavera. Ma non posso scappare con te. Rispose la figura.

Vedi quelle ombre nere sul tetto della fabbrica ? Sono corvi assassini, hanno grandi ali nere e becchi taglienti come lame. Senza di me le mie bietole e i miei cavoli sarebbero presto attaccati e per loro sarebbe la fine. La notte li sento dormire tranquilli sotto le stelle e il giorno distendono le loro foglie senza paura. Perchè io veglio su di loro! Credi che riuscirei a dormire una sola notte se me ne andassi? Rimani tu con me, te ne prego.

Come potrei legarmi ad un campo di cavoli e a dei corvi neri assassini! Di rimando gli disse l'uomo verde Devo continuare il mio viaggio non posso fermarmi. Devo assolutamente riprendere il mio cammino

II brano quì

Prima però fammi questo piacere se puoi. Gli chiese lei allora

Vicino alla fabbrica nera che vedi laggiù crescono alcuni bei papaveri. Portamene qualcuno. Te ne sarò grata.

L'uomo verde con il suo camminare a passi incredibilmente veloci raggiunse la fabbrica in un lampo, raccolse qualche papavero ai piedi della fabbrica. Poi come colpito da un imprecisato presentimento si fermò d'un tratto e voltandosi a guardare la grande entrata dell'edificio si accorse che la porta era aperta e dall'interno si intravedeva un nero opaco e misterioso emanante una sensazione di vuoto e desolazione. L'uomo verde credette improvvisamente di scorgere una bocca minacciosa senza fondo. Lo chiamava sorridendo con un ghigno oscuro. No non tornerò più in una scatola buia. Macchina nera diabolica! Non voglio certo trovarmi di nuovo tra le tue grinfie! Un pianto sommesso si levò e fu certo che la voce che giungeva da qualche punto imprecisato della fabbrica  era  stranamente e incredibilmente familiare così rabbrividendo cercò di  tornare in gran fretta dalla bella di paglia mentre il gracchiare dei corvi alzatosi in volo lo seguiva lasciando ombre fluttuanti e plumbee sui campi brulli.

Addio! Le disse Buona fortuna. 

Aspetta gentile uomo verde, prima di lasciarmi prendi questi petali di papavero. A tempo debito ti ricorderanno qualcosa di importante!

Così sentii che gli rispose la bella di paglia salutandolo. Continua.

CORVI SU UN CAMPO DI GRANO

                                                           

I brano Sguardi, II Venezia dall'album Mediterraneo e Altri Orienti di FacrikaGiovanni Lo Cascio, Elvira Impagnatiello. Per conoscerli e ascoltare altri brani andate a curiosare nel loro sito Musicherai 

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categoria:uomo verde
mercoledì, 07 febbraio 2007

Barcelona Spain

 I La FUGA 

Uomo rosso mi hai scocciato! L'Uomo verde aprì con rabbia la sua finestrella nera.

Me ne vado! Se riesco a scendere da quì tanti saluti a tutti! Mentre ancora imprecava si calò giù, lungo la gamba del semaforo. E voi, macchine sceme, andate pure all'inferno. Che mi importa se andate o vi fermate. Pedoni,  arrangiatevi!

Proprio in quel momento davanti ai miei occhi l'uomo verde, quello per i pedoni per intenderci, quello con le gambe in apparente movimento, stava fuggendo E lo vidi così sbraitare e scendere dalla sua postazione. Mi si parò davanti tutto verde e luminoso. Dietro di lui la sua camera nera del semaforo ormai vuota, rimaneva il solo uomo dello stop nel suo rossore, che imperturbabile, ritto e immobile sembrava far finta di niente. Mi domandai in seguito più volte perchè quell'impulso irragionevole mi spinse a seguirlo.

Lo sentii esclamare Ecco sono in strada! Era in effetti sul marciapiede.

Il fluire ininterrotto e indifferente della folla, in pochi minuti, lo circondò e mi sembrò  confuso, interdetto. Ma fu solo un attimo perchè subito si incamminò in gran fretta.

Aaaah! ora sì che sono nel mio. Sono nato per questo no? Camminare!

Solcò quel fiume di gente senza fermarsi, con forza, come se volesse raggiungere una meta precisa, ma in realtà cambiando continuamente direzione, sull'onda di un pensiero, per l'improvviso apparire di un portone aperto da cui si scorgeva un fiorito cortile, per l'incontro con un passante frettoloso che con il suo andare lo trascinava con sè, per la vista di un cane che faceva pipì. L'unica volontà irresistibile per lui in quel momento pareva fosse mettere un piede davanti all'altro, finalmente all'aria aperta, liberamente!

Un uomo lo scontrò violentemente e lo costrinse a fermarsi

Ehi stia attento! Pedone infernale!

E nel voltarsi per guardare il maldestro passante, vide, accanto al marciapiede,  posteggiata proprio davanti a lui, aperta, incustodita una macchina decapottabile. Le chiavi sul cruscotto ancora dondolavano liete ed invitanti. Era rossa fiammante.

Il pedone doc su una macchina? Un pedone con le ruote? E sia!

autoeuomoverdeSaltò sull'auto con un balzo e accese il motore. Feci appena in tempo a salire sul sedile posteriore che partì sgommando lasciandosi dietro una nuvola di fumo. Evitò per un pelo due passanti, tagliò la strada a due autocarri e si fece strombazzare da un autobus che svoltava nella nostra direzione. Ma dopo aver percorcorso alcuni kilometri  capimmo che qualcosa nella città era successo. L'uomo rosso dello stop, ormai solo, aveva bloccato completamente le persone ai marciapiedi che esasperati aspettavano da ore davanti alle strisce pedonali. Le macchine, rese arroganti dall'assenza di pedoni sfrecciavano allegre guardandoli con sfida, accelleravano spaventosamente e anche fra loro non si davano nessuna precedenza, non si fermavano mai agli stop, facevano un fracasso e un pandemonio inverosimile. Il clacson era ormai la colonna sonora di tutte le strade della città. C'era un ingorgo tale che era impossibile procedere speditamente. L'uomo verde capì all'istante che era molto meglio per lui sloggiare al più presto e imboccò alcune viuzze secondarie che si diramavano verso la periferia. Continua

Brano: In viaggio, dall'album Mediterraneo e Altri Orienti di FacrikaGiovanni Lo Cascio, Elvira Impagnatiello. Per conoscerli e ascoltare altri brani andate a curiosare nel loro sito Musicherai 

La foto del semaforo è di Stan 

  
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categoria:uomo verde
lunedì, 05 febbraio 2007

 Tempo rubato di Franco Fabbri

Il mio uomo verde è lì, da giorni, che aspetta che io termini il suo viaggio. Sta seduto annoiato e sfiduciato nel mio quaderno. Ogni tanto bussa sulla copertina e mi chiede che ora è.

uomo verdeMa non riesco a tirare le fila di tutte le incombenze di questi giorni.

Ufficio.

Pirro il papirro ha bisogno di un vaso con la terra. Non può rimanere ancora molto con i piedi nell'acqua, dico io.

Scatolette per gatti.

Ocho cortado, giro e sacada. Lezioni di tango. Puoi fare una lezione il venerdì?

Il giardino di Pop, pulire, lavare.

La mia casa ha bisogno di un tavolo nuovo, la mia camera di un armadio vero.

In giro con Pop per negozi e mobilieri:

Smilla:Lo vorrei come quello, di vetro rettangolare...o quadrato  sì...ma forse anche tondo  ma di legno ...ah anche quello  abbassabile mi piace e ...quello lì  rosso impiallacciato? ehm..

Grrrrrrrrrrrr! (Pop sei forse spazientito?)

Poi Nizza splendida e celeste.

E stasera DEVO STIRARE! la notte le mie lenzuola frignano nella cesta ormai in maniera insopportabile e le camicie stanno progettando la fuga.

Ecco quì,  Marco Lodola dillo che hai pensato anche a me!

Potrei sentirmi mai così bella?

Estasi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di Marco Lodola, Estasi

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categoria:uomo verde
Carlos Costantini

Javier Rodriguez y Geraldine Rojas