Non sono d'accordo per nulla con l'editoriale dell'editorialista per eccellenza di Repubblica (quì )
Invasioni barbariche? Caro Eugenio se non te ne sei accorto fra i barbari ci siamo già da tempo.
Le parole di David Grossman citate a sproposito hanno colpito anche me ma per la ragione opposta perchè mi hanno fatto venire in mente...
proprio la sinistra italiana (come mi ricordano la destra, ma a me fa più male vederci la sinistra )
A me che sono cresciuta in una famiglia di sinistra, DOC. Fra feste de L'Unita, concerti e comizi!
Fate come me provate a mettere davanti alle parole dello scrittore la parola sinistra italiana:
ho messo in verde le parole di Grossman
Ci fa comodo, quando si parla di responsabilità personale, far parte d'una massa indistinta, priva di volto, d'identità e all'apparenza libera da oneri e colpe
Identità di sinistra. Priva di volto!. In che cosa mi riconosco io se guardo la coalizione di sinistra?
L'identità non si basa sul non essere (non siamo come Berlusconi) ma sull'essere. Cosa siamo?
Dove sono le leggi sui Dico, quelle sul conflitto di interesse, la politica di pace?
Dove si differenzia la sinistra dalla destra in questo momento? ( mi viene in mente solo lo sparuto Bersani )
continua Grossman parlando di DERESPONSABILIZZAZIONE: Ci rendiamo conto che gran parte di essi trasformano i loro utenti in massa? E lo fanno con prepotenza e cinismo, utilizzando un linguaggio povero e volgare, trasformando problemi politici e morali complessi con semplicismo e falsa virtù, Noi siamo i buoni, i cattivi sono gli altri , i Berlusconi, i nani malefici. Lottiamo contro il male. Ricordate? (Base della campagna elettorale PROTRATTA PER MESI!)
In molti modi, palesi o nascosti, liberano l'individuo da ciò di cui lui è ansioso di liberarsi: la responsabilità verso gli altri per le conseguenze delle sue azioni ed omissioni creando intorno a noi un'atmosfera di prostituzione spirituale ed emotiva è un dovere morale votare noi, contro il Berlusca cattivo, se votate per noi sistemeremo tutto vi salveremo dal nanofascistacattivoladro
che ci irretisce rendendo "kitsch" tutto ciò che tocchiamo: le guerre, la morte, l'amore, l'intimità
le favole che ci hanno raccontato sulle truppe mai ritirate, WELBY , i pacs: temi reimpastati mille volte
ci trasformiamo in massa nel momento in cui rinunciamo a pensare, a elaborare le cose secondo un nostro lessico e accettiamo automaticamente e senza critiche espressioni terminologiche e un linguaggio dettatoci da altri
Mi viene in mente il linguaggio da retorica di sinistra vecchia, logora, ormai priva di significato perchè non più aderente alla realtà che viaggia oggi. Termini che continuiamo a ripetere instancabili e deresponsabilizzati. Perchè Siamo di sinistra noi!
E' da anni che mio padre borbotta:”non studia più nessuno, nessuno studia i problemi come facevamo noi costretti da Togliatti! Parlano per slogan!”
Vecchi termini riutilizzati a vanvera:
solidarietà che cosa significa oggi? per gli immigrati: farli lavorare per la mafia? Prostituirli per arricchire la mafia? per arricchire le aziende che non pagano le tasse?
Uguaglianza: per chi? Per i già previlegiati? Uguaglianza nell'essere presi in giro da chi gestisce?
REDISTRIBUZIONE DELLE RISORSE: fra chi? I lando e gli Iasotti che fanno affari insieme nella mia Genova?
LAVORO: dove?
Salari dignitosi quando?
Politica sociale: ho 38 anni e potrò fare un figlio quando andrò in pensione,se l'avrò mai Grazie della vostra politica sociale!
Poi perchè chi protesta in piazza, sui blog dopo aver letto scritto, pensato è ritenuto DERESPONSABILIZZATO? che strizza l'occhio al dittatore?
Non sono i "Grilliani" che hanno strizzato l'occhio per decenni al regime delle tangenti, alla mafia, al non stato : i veri dittatori di oggi e di ieri
Caro Eugenio la tua cattiva coscienza di giornalista come quella politica che hanno chiuso gli occhi per troppo tempo ora fa guardare il dito (il termine vaffanculo) e non la luna (i nostri problemi reali!) Guardaci! Come siamo ridotti! Piantala con i tuoi editoriali lunghi cinque pagine sul sesso degli angeli.
Anche voi giornalisti scendete sulla riva del fiume e guardatevi e fate un po' di autocritica.
Grillo è scivolato sulla buccia di banana del termine, dello slogan, e va bene! Non sta bene, è brutto, è volgare
Allora rifacciamoci alla rivoluzione francese. Ai suoi tre famosi slogan. Così anche Eugenio Scalfari, che ha studiato, potrà comprenderci e non ci redarguirà come bambini che parlano male. La rivoluzione francese è vecchia, ormai inoffensiva sui suoi risvolti repressivi e piace a quasi tutti.
Così torneremo sereni e felici. Slogan semplici ma puliti e seri e dall'accento francese!
ONESTE'
FATTI' CONCRETI' e non seulement mots
RICAMBIO' IN POLITIQUE
promuovo L' OFR DAY
Ah! a proposito anche io vorrei Gramsci per più di una legislatura e invece ho De Michelis:
Forse le regole vanno cambiate se cambiano le merci disponibili sul mercato.
Non posso neanche difendermi? Dirlo? protestare? neanche in piazza o sui blog?
Lo hanno fatto mio nonno contro il duce, mio padre contro la DC definendosi entrambi democratici e se lo faccio io contro Andreottimastellademicheliscasini sono definita anarchica o donna qualunque?
Caro Scalfari, uomo e giornalista qualunque e qualunquista sarà lei!
Dove sono i Pajetta, i Togliatti i De Gasperi di oggi? Me li fate vedere per favore !!!???
IO mi riconosco di più nelle parole della Gabanelli giornalista senza pulpito quì
categoria:sogni, insonnia, follia, uomo verde, discendenza, panni puliti









La guida dell'Uomo verde si era spogliata dell'energia scattante e impaziente di poco prima ed era divenuta regolare ed assorta. Come spento pareva perso in un pensiero pesante.
Dopo una duna più alta ci avvolse un profumo inconfondibile: all'orizzonte, grattando la lunga spiaggia , una grande mano azzurra ci salutava placida e spumosa.
Il mare! esclamò l'uomo verde ma lo sguardo sorpreso subito si trasformò in una espressione dubbiosa: Come diavolo posso proseguire ora con tutta quest'acqua!!!? Con la consueta velocità, in pochi minuti, fermò l'auto, scese e raggiunse la battigia. Il mare gli bagnò i piedi, scherzando sussurrando fra i ciotoli. Si voltò una volta, rapido, verso l'auto forse si sentiva nuovamente osservato, mi nascosi. Per la rapidità del tuffo lo vidi quindi a stento mentre si gettava in mare Nuotare, sì nuotare, nuotare!. Ecco, prima un braccio, poi l'altro. Le gambe: una, l'altra. Nuotò così senza fermarsi con quell'energia esasperata, rabbiosa che gli era propria. Che sto facendo?! Si fermò di colpo. Distese braccia e gambe sulla superficie del mare e chiuse gli occhi. Ma appena tutto scomparve sentì il peso di quell'immenso azzurro fra mare e cielo. Tutt'attorno a lui era azzurro, troppo azzurro!.Lo schiacciava in una morsa, lui, un puntino verde e luminoso. Perse la consapevolezza di chi fosse, di dove fosse. Era ormai una piccola goccia di verde in balia di una troppo grande distesa celeste.
L'uomo verde fermò bruscamente l'auto e la guardò perplesso.Scese e la raggiunse rapidamente con così pochi passi che io stentai a crederlo. 

Saltò sull'auto con un balzo e accese il motore. Feci appena in tempo a salire sul sedile posteriore che partì sgommando lasciandosi dietro una nuvola di fumo. Evitò per un pelo due passanti, tagliò la strada a due autocarri e si fece strombazzare da un autobus che svoltava nella nostra direzione. Ma dopo aver percorcorso alcuni kilometri capimmo che qualcosa nella città era successo. L'uomo rosso dello stop, ormai solo, aveva bloccato completamente le persone ai marciapiedi che esasperati aspettavano da ore davanti alle strisce pedonali. Le macchine, rese arroganti dall'assenza di pedoni sfrecciavano allegre guardandoli con sfida, accelleravano spaventosamente e anche fra loro non si davano nessuna precedenza, non si fermavano mai agli stop, facevano un fracasso e un pandemonio inverosimile. Il clacson era ormai la colonna sonora di tutte le strade della città. C'era un ingorgo tale che era impossibile procedere speditamente. L'uomo verde capì all'istante che era molto meglio per lui sloggiare al più presto e imboccò alcune viuzze secondarie che si diramavano verso la periferia. Continua
Ma non riesco a tirare le fila di tutte le incombenze di questi giorni. 